domenica 30 ottobre 2011

Galassia Internet


galleriaRoma
 piazza San Giuseppe 2
 Siracusa


 Giovedì 3 novembre ore 18,30 GALASSIA INTERNET:  per una fenomenologia delle nuove forme di soggettività a cura di Roberto Fai 


 In che modo, Internet sta cambiando la nostra vita? O l’ha già cambiata? E di “globalizzazione”– termine “ubiquitario” e vero e proprio passepartout con cui leggiamo il nostro tempo – potremmo parlarne senza far riferimento alla rivoluzione informatica? Davanti al fenomeno pervasivo del web, è possibile uscire dalla classica e carsica contrapposizione tra “apocalittici” e “integrati”? Tra la vasta letteratura sul ruolo e senso del web, di Internet, e del cyber-spazio, possiamo parlare di un “neoilluminismo”, espresso dall’avvento di una “intelligenza collettiva” (Pierre Lévy), oppure ha ragione Nicolas Carr quando si domanda se ? A partire da queste suggestioni, si cercherà di svolgere una vera e propria genealogia del “virtuale”, e di come la dimensione del tempo, della temporalità sia quasi soppiantata da una inedita dimensione spaziale

 Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

 Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

 Ingresso Libero Info: 0931/746931
 0931/66960 (orario apertura Galleria)
 cell.338/3646560

 corradobrancato@hotmail.com 

www.galleriaroma.it

venerdì 28 ottobre 2011

Galassia Internet

galleriaRoma
piazza San Giuseppe 2
Siracusa

Giovedì 3 novembre ore 18,30GALASSIA INTERNET:  per una fenomenologia delle nuove forme di soggettività a cura di Roberto Fai

In che modo, Internet sta cambiando la nostra vita? O l’ha già cambiata? E di “globalizzazione”– termine “ubiquitario” e vero e proprio passepartout con cui leggiamo il nostro tempo – potremmo parlarne senza far riferimento alla rivoluzione informatica? Davanti al fenomeno pervasivo del web, è possibile uscire dalla classica e carsica contrapposizione tra “apocalittici” e “integrati”? Tra la vasta letteratura sul ruolo e senso del web, di Internet, e del cyber-spazio, possiamo parlare di un “neoilluminismo”, espresso dall’avvento di una “intelligenza collettiva” (Pierre Lévy), oppure ha ragione Nicolas Carr quando si domanda se ? A partire da queste suggestioni, si cercherà di svolgere una vera e propria genealogia del “virtuale”, e di come la dimensione del tempo, della temporalità sia quasi soppiantata da una inedita dimensione spaziale.
  Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato
Addetto Stampa: Amedeo Nicotra
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mercoledì 26 ottobre 2011

Poiesis

galleriaRoma
Piazza San Giuseppe 2
Siracusa
  Sabato 5 novembre alle ore 19,00 l'architetto Salvatore Rapisarda presenterà la mostra di pittura POIESIS dell'artista Tomie Nomiya
scrive Salvatore Rapisarda nella presentazione critica
POIESIS
Delicata poesia di forme e colori.
Quando la delicatezza, il dettaglio, la sensibilità si traducono nel segno e nel colore. Non bisogna gridare per comunicare, basta sussurrare o entrare nella dimensione silente, stadio che concentra l’energia del divenire. Culture che si incontrano, provenienze lontane, apparentemente distanti, ma tanto vicine in un denominatore comune che ricerca la forma attraverso i luoghi, i volumi, i corpi, che rifonde i linguaggi nella poesia antropica delle culture indigene. Mi unisco all’emozione dell’amica Lucia che lega il suo pensiero alla mano dell’artista che, ubbidendo ad un animo fragile, attraversa le barriere dello spazio e del tempo. Minuzioso lavoro che evoca estetiche e poetiche, tra occidente e oriente, in cui, anche l’amico Joe legge lo specchio dell’operato interiore; ricerca che conduce a un itinerario che si evolve, con la pausa-silenzio, nella rappresentazione di tecniche e modalità esecutive. La pittura di Tomie scorre dai quartieri di Ortigia al paesaggio urbano di Ibla. Traccia con carica affettiva la fisiognomica degli amici, dei suoi cari. Tratti caratteriali, interiorità espressiva di sguardi, di gesti, posture abilmente rappresentati nella delicatezza chiaroscurale, nella pulizia delle linee, nelle armoniose proporzioni che danno vita a una ritrattistica espressiva ed emozionale. Un percorso visivo che deve condurci alla riflessione e meditazione sulle potenzialità che possiamo ricevere dal mondo interiore dell’artista.
Organizzazione e
Direzione Artistica:
 
Corrado Brancato
Addetto Stampa: Amedeo Nicotra
Ingresso Libero  
             Info:

 0931/66960 (orario apertura Galleria)
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lunedì 24 ottobre 2011

Melinda Miceli presenta Marina Giuffrida


galleriaRoma
piazza San Giuseppe 2
Siracusa


La galleria Roma prosegue il programma espositivo con la mostra personale di
Marina Giuffrida- presentazione critica di Melinda Miceli
Inaugurazione Sabato 22 ottobre, ore 18,30
Scrive Melinda Miceli nella presentazione:
Analizzando le opere di Marina Giuffrida ci si può inoltrare con immensa curiosità nell’ “avventura della conoscenza” onirica e figurativa di una realtà interiore complessa e multiversa nella quale soggetti diversi traspongono sfaccettature ampie di pensiero dove trova spazio il nulla ed il tutto e dove la pennellata strutturata e consapevole si alterna al quasi annullamento del segno e del colore.
Tentativi di rappresentazione di un reale che sconfinano nell’immaginario, in dipinti quelli della Giuffrida che dal figurativo moderno o figurativismo risentono di influenze della Metafisica dove la massima importanza è attribuita al sogno, all'onirico, alla dimensione dell'interiorità dell'uomo e di influenze dell’arte concettuale dove l'essenza dell'arte consiste invece nell'idea, nel concetto che precede e conforma l'opera.
Il percorso dell'idea, la riflessione teorica e filosofica, la precisazione e presentazione del processo di formazione del pensiero, l'azione linguistica, vengono a volte posti in primo piano rispetto al risultato materiale di tale azione che viene considerato come pura esemplificazione fisica del linguaggio.
Nel figurativo la ricerca spontanea di soluzioni alternative si manifesta in più direzioni prevalentemente nel segno della libertà e della sperimentazione del nuovo, svincolata da qualsiasi ancoraggio a principi precostituiti di autorità culturale o etica. La ricerca è condotta a rifondare la comprensione della realtà partendo dalla demistificazione di tutte le pratiche rappresentative e dando campo libero al pensiero per indagare l'essenza delle cose e delle relazioni tra esse.
La delicatezza del tratto e del colore nei dipinti della Giuffrida approda a esiti creativi anche simbolici dove i soggetti dipinti si prestano a interpretazioni inconsce che si rivelano però contemplative, legate a fattori fortemente culturali, con precisi legami con la tradizione dell'arte classica dove si può ravvisare la plasticità dei corpi e la simmetria dell’ordito concettuale che risente delle influenze storiche dell’arte greco-romana. L’uomo come lottatore terrestre, la donna come feritrice di fertilità ed essere divino insieme al fuoco ed alla natura costituiscono l’universo della Giuffrida, un universo da cui si dipanano pensieri stoici di dolore e di trascendenza insieme. A tratti elementi di surrealismo suggeriscono la volontà di saldare la realtà storica con quella onirica, allo scopo di liberare tutte le potenzialità espressive della natura umana.
L’acqua come arcano femminile e’ rappresentato in svariate forme: come mare,come lago sereno, come cascata, come onda, infine come vortice creativo dal quale riappare il femminile astratto, quasi come divinità di un pensiero che con immensa forza e distacco presiede alla creazione del maschile e del femminile stesso.
Nel concettuale l’acqua diventa quasi terra azzurra, formata da onde impetuose da cui “sgorga” l’albero quasi a voler indicare una fusione della terra e dell’acqua in un tutt’uno che crea la materia e la matrice concettuale di questo irrevocabile tutt’uno è sempre solo la donna il cui sguardo e’ sicuro, ma nascosto dal distacco. La prevalenza dell’indaco, il maschile sacro, come sfondo e come soggetto spalmato e’ strabordante, a indicare quasi la sacralità concettuale del momento e del soggetto fissato in uno spazio temporale indefinito e arcano dove solo la pennellata rossa può restituire il soggetto alla sua carnalità,alla dimensione terrestre, ma sempre con una certa distanza quasi da osservatore e non da attore del dipinto stesso, il cui centro emozionale rimane quasi segreto a indicare la complessità dell’universo.
La coerenza e il rigore di tale atteggiamento sfocia in distanza dai tradizionali mezzi espressivi.
Elemento di vicinanza al concettuale di questo microcosmo pittorico è infatti la poetica dell'enigma che pervade i dipinti, ossia del fenomeno non spiegabile con i soli mezzi della ragione,ma con leggi ultrafisiche della realtà che trascendono la logica ordinaria.
Ed abbandonando spesso la rappresentazione mimetica del mondo esterno la Giuffrida trova le sue ragioni nella riflessione sulle specificità della ricerca formale e della percezione visiva che coglie però l’ordito diafano dell’esistenza con coloriture di sottile ironia.
C’è un tentativo di rielaborazione in chiave creativa del pensiero psicoanalitico, determinante nel suo compito di liberazione e svelamento delle forze dell'inconscio, dei tabù e delle costrizioni che la coscienza troppo rigida impone alla personalità soprattutto nella sfera sessuale, dei veri aspetti dell'esistenza umana, per dare vita all'immediata trasposizione della fantasia sulla mano che guida il realizzarsi di queste opere d'arte. Quest’innovazione si manifesta anche nel paesaggio e nella natura morta che lascia intravvedere da una finestra il cielo, soggetto che sembra quasi schiacciare il dipinto,un cielo la cui forza ed intensità contrasta nettamente con la delicatezza cromatica del prato e che sembra piombare su di esso come ineluttabile volontà divina manifestandosi con bagliori cromatici che crea uno stacco tra i due livelli ma al contempo li unisce in un unico destino e ordito emozionale.
Organizzazione e
Direzione Artistica: Corrado Brancato
Addetto Stampa: Amedeo Nicotra
Ingresso Libero

Info:

0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
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Melinda Miceli

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piazza San Giuseppe 2
Siracusa
La galleria Roma prosegue il programma espositivo con la mostra personale di  Marina Giuffrida- presentazione critica di Melinda Miceli Inaugurazione Sabato 22 ottobre, ore 18,30
Scrive Melinda Miceli nella presentazione: Analizzando le opere di Marina Giuffrida ci si può inoltrare con immensa curiosità nell’ “avventura della conoscenza” onirica e figurativa di una realtà interiore complessa e multiversa nella quale soggetti diversi traspongono sfaccettature ampie di pensiero dove trova spazio il nulla ed il tutto e dove la pennellata strutturata e consapevole si alterna al quasi annullamento del segno e del colore. Tentativi di rappresentazione di un reale che sconfinano nell’immaginario, in dipinti quelli della Giuffrida che dal figurativo moderno o figurativismo risentono di influenze della Metafisica dove la massima importanza è attribuita al sogno, all'onirico, alla dimensione dell'interiorità dell'uomo e di influenze dell’arte concettuale dove l'essenza dell'arte consiste invece nell'idea, nel concetto che precede e conforma l'opera. Il percorso dell'idea, la riflessione teorica e filosofica, la precisazione e presentazione del processo di formazione del pensiero, l'azione linguistica, vengono a volte posti in primo piano rispetto al risultato materiale di tale azione che viene considerato come pura esemplificazione fisica del linguaggio. Nel figurativo la ricerca spontanea di soluzioni alternative si manifesta in più direzioni prevalentemente nel segno della libertà e della sperimentazione del nuovo, svincolata da qualsiasi ancoraggio a principi precostituiti di autorità culturale o etica. La ricerca è condotta a rifondare la comprensione della realtà partendo dalla demistificazione di tutte le pratiche rappresentative e dando campo libero al pensiero per indagare l'essenza delle cose e delle relazioni tra esse. La delicatezza del tratto e del colore nei dipinti della Giuffrida approda a esiti creativi anche simbolici dove i soggetti dipinti si prestano a interpretazioni inconsce che si rivelano però contemplative, legate a fattori fortemente culturali, con precisi legami con la tradizione dell'arte classica dove si può ravvisare la plasticità dei corpi e la simmetria dell’ordito concettuale che risente delle influenze storiche dell’arte greco-romana. L’uomo come lottatore terrestre, la donna come feritrice di fertilità ed essere divino insieme al fuoco ed alla natura costituiscono l’universo della Giuffrida, un universo da cui si dipanano pensieri stoici di dolore e di trascendenza insieme. A tratti elementi di surrealismo suggeriscono la volontà di saldare la realtà storica con quella onirica, allo scopo di liberare tutte le potenzialità espressive della natura umana. L’acqua come arcano femminile e’ rappresentato in svariate forme: come mare,come lago sereno, come cascata, come onda, infine come vortice creativo dal quale riappare il femminile astratto, quasi come divinità di un pensiero che con immensa forza e distacco presiede alla creazione del maschile e del femminile stesso. Nel concettuale l’acqua diventa quasi terra azzurra, formata da onde impetuose da cui “sgorga” l’albero quasi a voler indicare una fusione della terra e dell’acqua in un tutt’uno che crea la materia e la matrice concettuale di questo irrevocabile tutt’uno è sempre solo la donna il cui sguardo e’ sicuro, ma nascosto dal distacco. La prevalenza dell’indaco, il maschile sacro, come sfondo e come soggetto spalmato e’ strabordante, a indicare quasi la sacralità concettuale del momento e del soggetto fissato in uno spazio temporale indefinito e arcano dove solo la pennellata rossa può restituire il soggetto alla sua carnalità,alla dimensione terrestre, ma sempre con una certa distanza quasi da osservatore e non da attore del dipinto stesso, il cui centro emozionale rimane quasi segreto a indicare la complessità dell’universo. La coerenza e il rigore di tale atteggiamento sfocia in distanza dai tradizionali mezzi espressivi. Elemento di vicinanza al concettuale di questo microcosmo pittorico è infatti la poetica dell'enigma che pervade i dipinti, ossia del fenomeno non spiegabile con i soli mezzi della ragione,ma con leggi ultrafisiche della realtà che trascendono la logica ordinaria. Ed abbandonando spesso la rappresentazione mimetica del mondo esterno la Giuffrida trova le sue ragioni nella riflessione sulle specificità della ricerca formale e della percezione visiva che coglie però l’ordito diafano dell’esistenza con coloriture di sottile ironia. C’è un tentativo di rielaborazione in chiave creativa del pensiero psicoanalitico, determinante nel suo compito di liberazione e svelamento delle forze dell'inconscio, dei tabù e delle costrizioni che la coscienza troppo rigida impone alla personalità soprattutto nella sfera sessuale, dei veri aspetti dell'esistenza umana, per dare vita all'immediata trasposizione della fantasia sulla mano che guida il realizzarsi di queste opere d'arte. Quest’innovazione si manifesta anche nel paesaggio e nella natura morta che lascia intravvedere da una finestra il cielo, soggetto che sembra quasi schiacciare il dipinto,un cielo la cui forza ed intensità contrasta nettamente con la delicatezza cromatica del prato e che sembra piombare su di esso come ineluttabile volontà divina manifestandosi con bagliori cromatici che crea uno stacco tra i due livelli ma al contempo li unisce in un unico destino e ordito emozionale.
Organizzazione e Direzione Artistica: Corrado Brancato
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venerdì 30 settembre 2011

AUTOSTIMA A SIRACUSA


galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3
Siracusa

Autostima a Siracusa

Un incontro alla “Galleria Roma” con l’Università “Brahma Kumaris”

Riscoprire come apprezzare se stessi, calibrare meglio le proprie scelte per trarre più soddisfazione dal proprio percorso, relazionarsi sempre meglio sulla base del mio valore e di quello degli altri.



Il 1° Ottobre 2011, alle ore 18.30, la Galleria Roma ospiterà l’Università Spirituale Mondiale Brahma Kumaris, un'Organizzazione non Governativa, con statuto generale di organismo consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e presso l'UNICEF. Il suo intento è quello di promuovere un cambiamento positivo attraverso la riscoperta dei valori morali e spirituali e delle qualità insite in ciascun individuo. (www.bkwsu.org/italy).

L’incontro sarà condotto da Antonella Ferrari, insegnante dell’Università da più di 20 anni. La sua esperienza maturata sul territorio italiano ed internazionale, riesce facilmente a guidare il pubblico verso una visione più chiara e semplice della tematica affrontata.

In questo caso si esplorerà l’Autostima, un argomento caro un po’ a tutti in questi tempi che mettono a dura prova il nostro animo, le scelte che sentiamo essere veramente giuste per la nostra crescita e la salvaguardia dei rapporti interpersonali. In tempi come quelli attuali, i valori fondamentali “gridano” per essere apprezzati nuovamente e messi in pratica e, dal momento in cui iniziamo a sperimentare e riconoscere aspetti genuini di noi stessi, nasce una nuova stima della nostra persona.

Iniziamo a prendere le cose con più calma e accettazione, capendo che ciò che accade ha un significato, e ciò non significa essere passivi. Avere fiducia in se stessi diventa effettivamente possibile quando ristabilisco un contatto con la mia identità, quando faccio attenzione a non commettere quel tipo di sbagli che mi portano al continuo pentirmi, perdendo così stima di me stesso.

Antonella Ferrari ci guiderà attraverso condivisioni, esperienze di meditazione guidata e riflessioni mirate sull’argomento.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


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domenica 25 settembre 2011

Pinocchio esce dalla sua fiaba


galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3

Giovedì 29 settembre 2011 presso la Galleria Roma, Piazza S. Giuseppe , Siracusa alle ore 18,30 presentazione del volume di Euridice Zàccari Pinocchio esce dalla sua fiaba Relatrice: Giovanna Strano, preside dell’Istituto “Filippo Iuvara”.
Saranno presenti l’Autrice Euridice Zàccari e l’Editore Carlo Morrone

Una fiaba in cui Pinocchio, il burattino di collodiana memoria, è subito trasformato in un bambino che, orfano del suo Geppetto, deve crescere senza una guida. Il protagonista crede che quelli fatti di carne e ossa sono tutti buoni, mentre i cattivi rimangono burattini di legno fin quando non diventano buoni. Con queste convinzioni Pinocchio si affaccia alla vita andando incontro a singolari avventure che gli permetteranno di maturare e di superare le difficoltà in mezzo a momenti lieti, trascorsi insieme ai suoi nuovi amici e conoscenti. Un Pinocchio rivisitato che a fatica tiene a memoria le lezioni che la vita gli offre giorno per giorno, fin quando avviene il miracolo: da ragazzo insensato e senza giudizio si trasforma in persona responsabile decidendo di allontanarsi dalle cattive amicizie che lo stavano trascinando per una strada senza ritorno. Questo libro è il dono che una nonna ha scritto per il suo nipotino, ma che si addice a tutti quei nipotini che non hanno una nonna scrittrice.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato e DiapasonStudio

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

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giovedì 22 settembre 2011

M


galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3
Siracusa
Sabato 24 settembre alle ore 18,30 Mariateresa Asaro presenta la mostra di pittura " MOULIN ROUGE" di Tania Triolo


VIBRAZIONI SENSORIALI IN UNA VOLUTTUOSA RICERCATEZZA FORMALE

L’arte di Tania Triolo è pittura creata da una donna a rappresentazione e celebrazione della figura femminile, del suo fascino e della sua sensualità. Siamo dinnanzi alla rappresentazione di “donna eccessiva”, connubio di bellezza e perversione da cui promana una costruzione d’immagine del protagonismo femminile teso ad affermare il modello “divorante” della donna-virago, che però prefigura una nuova forma di soggettività. La Triolo appare infatti muoversi in un abito mentale volto a recepire una realizzazione estetica secondo le suggestioni dannunziane costruite attorno al lirismo narcisistico dell’artista, alla ricerca di un erotismo ostentato nella sua concreta materialità edonistica che pare irridere sarcasticamente a scontate istanze moralistiche. E oggetto della mostra della pittrice è la rappresentazione del Burlesque, antica forma di spettacolo nata nella seconda metà dell’800 nell’Inghilterra vittoriana: protagonista è la donna, la sua femminilità e il suo corpo, esibito come “soggetto” artistico e non come oggetto, in un connubio perfetto di arte, esibizione, seduzione, teatralità. Si percepisce allora la volontà della pittrice di porgere al fruitore suggestioni che provengono dall’osservazione di un universo permeato da un erotismo intrinsecamente femminile, reso dalla “cerebrale”, immediata corposità e sensualità dei soggetti raffigurati, perché, scrisse la celebre Anaïs Nin, “l’erotismo è una delle basi di conoscenza di sé, tanto indispensabile quanto la poesia”.

Maria Teresa Asaro

Organizzazione e Direzione Artistica: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero



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lunedì 12 settembre 2011

iL FIGLIO DEL DILUVIO- Ritorno alla poesia di Enzo Giudice




galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3
Siracusa





Giovedì 15 settembre alle ore 18,30 Salvo Sequenzia presenterà il libro del poeta Enzo Giudice.


IL FIGLIO DEL DILUVIO
Ritorno alla poesia di Enzo Giudice


Ritornare alla poesia di Enzo Giudice. Ad Ortigia, dove il poeta floridiano prematuramente scomparso quattordici anni fa visse e compose i suoi versi più belli ed amari, vagando tra i vicoli della Giudecca «accattone di sogni e di parole».
Un ritorno che propizia una lettura nuova dell’opera del Nostro, la cui indagine critica rimane sempre aperta per l’innumerevole quantità di inediti che il poeta ha lasciato e che, periodicamente, affiorano, portati alla luce dalle inesplicabili correnti della vita.
Il poeta Enzo Giudice, fu uomo fedele ai suoi e agli amici, buon lettore, curioso di esperienze, gran viaggiatore inquieto e disperato, raffinato animatore culturale in quella cerchia di intellettuali siracusani che si radunava, negli anni post-bellici, nella “Bottega Margutta” di Castorio Di Tommasi attorno a Piero Fillioley, a Dino Cartia, a Mario Zammararo, ai fratelli Formosa.
L’apprendistato letterario di Enzo Giudice si consuma a metà tra gli anni Sessanta e Settanta in interventi giornalistici di costume e di cronaca, in recensioni e appunti culturali sui rotocalchi aretusei l’Eco di Sicilia, La Domenica, Edizioni Pentapoli.
Si attestano ai primi anni Settanta i viaggi di Enzo Giudice a Milano e a Roma, dove frequenta l’atelier del pittore Giorgio Orefice e la casa di Mario Zammarano, partecipando con curiosità e intelligenza all’avventura culturale delle “romane” Edizioni Cartia. Intanto conosce e frequenta Leonida Repaci, al quale fa leggere i suoi primi esperimenti poetici, che confluiranno nella silloge Il figlio del diluvio, pubblicata nel 1974 dall’editore Cartia e che risulterà finalista al Premio Viareggio, nella sezione dedicata all’opera prima. Leonida Repaci, «estimatore dei suoi versi» , lo introdurrà negli ambienti letterari della capitale dove il poeta viene subito apprezzato per la sua sensibilità e il suo carattere mite e malinconico.
Con Il figlio del diluvio, prefato da Mario Zammarano, la poesia di Enzo Giudice svela subito e per intero la sua appartenenza a quel «sesto continente del pianeta piccolo e clandestino» che è la Sicilia, a quella Sicilia che è insieme terra di miti e luogo di contraddizioni profonde, ove le urgenze esistenziali e le ansie speculative si compongono, variamente ibridate o bruciate, entro immagini reali o astratte.
La scrittura che emerge da simile entroterra è una scrittura che privilegia le dicotomie e le costanti polarità, cui non si sottrae il nostro autore, nei cui versi si fissano attaccamento alla vita e senso di morte, ansia conoscitiva e tentativi di fughe nel passato, gusto della natura e memoria di ombre.
Con gli scrittori siciliani del primo e del secondo Novecento, Giudice condivide una profonda spinta contestativa alla propria realtà che, se in alcuni si è espressa in un reale andare via - nella fuga verso il nord - nel nostro si consuma tra tentativi “reali” di fuga, viaggi disordinati in Italia e all’estero, e in immaginari piani di fuga nei quali dislocare una personale ed utopica ricerca di “altro”. Ma alla spinta centrifuga e al desiderio di sconfinamento dal reale si oppone una tendenza centripeta in cui si esercita e si manifesta il controllo del logos sugli impulsi dell’anima.
Di tale rapporto ci testimonia il Dies irae, composto intorno al 1975.
La scrittura poetica del Dies irae alterna reale e surreale, interiorità ed esteriorità, buio e luce, storia e mito, epos classico ed epos cristiano.
La «primitiva purezza del fiume», le «stanze ammobiliate», l’«ideale Milano», sono luoghi in cui cifrare l’inquietudine del poeta e il suo desiderio di sondare l’oltre metafisico. Allegoria, inoltre, del nomadismo interiore e di un inconscio desiderio di soste, ma anche di una impossibilità o di una incapacità di consistere nel proprio tempo storico se non per antitesi, per via negativa, dichiarando la propria assenza, proiettandosi verso un non-luogo in cui riverberare il rifiuto, anche segreto, di una realtà inadeguata: «E’ il gusto amaro/ di chi è posto ai confini dell’esistere/ di chi si è fatto biancore che fugge/verso terre che ignorano il cemento...».
Il «gusto amaro dell’esistere» cui allude il poeta ha un riscontro quasi letterale in quel «gusto amaro della vita» su cui disserta il protagonista dell’Uomo dal Fiore in bocca di Luigi Pirandello, piece teatrale che si sviluppa dalla elaborazione della novella La morte addosso. Il Dies irae è l’ultimo approdo dell’«uomo dal fiore in bocca», l’uomo segnato dalla ineluttabilità del proprio destino ma, insieme, così attaccato alla vita da non rassegnarsi: «Lasciaci spendere i nostri trenta denari/nel canto sterile di chi muore/di sete davanti a zampilli di veleno/lasciaci scavare una galleria/ senza sbocchi come un pezzo di vetro/in cui si riflette la notte»: così si legge in questo passaggio del Dies irae, dove la costruzione del dettato poetico, fortemente retoricizzata dalla frequenza degli ossimori, delle antitesi e della similitudine finale, si fa presagio, epifania di ciò che ineluttabilmente “deve accadere”.
In tal senso, la poesia del Dies irae si discosta definitivamente dai toni ermetici del Figlio del diluvio, accogliendo e realizzando la proposta montaliana ad un discorso che «passi il varco», sovvertendo i confini istituiti del reale, verso un luogo probabile ma indefinito in cui si saldano memoria del passato e angoscia per un presente vissuto nella sofferenza e nella disillusione. Denso, contratto, sostenuto, fluido e struggente è il verso del Dies irae, in cui il discorso poetico opera la mimesi di quelle «Labbra [che] si schiudono come valve/per inghiottire epigrammi...», in cui le «parole diventano suoni rarefatti/di cornamuse ironiche...» che prendono il poeta fin dall’inizio del poemetto e lo inducono a consegnarsi all’inganno, alle seduzioni del suo faticoso e tragico errare «verso terre che ignorano il cemento».
L’orizzonte esterno, da cui muove l’immaginario del poeta, è quello reale dei luoghi colti nella loro quotidiana presenza: il fiume inquinato dal catrame e dalle discariche. Ma esso, trafitto dallo sguardo allegorico del poeta, sembra dilatarsi al punto da dischiudere un orizzonte “altro”, sino a divenire rappresentazione di un inquinamento “morale”, metafisico, segno tangibile della presenza costante del Male nella storia dell’umanità e, in particolare, nell’epoca in cui vive il poeta. Male morale che ha sconvolto orribilmente la «primitiva purezza del fiume», immagine quasi leopardiana, con la quale il poeta vuole certo alludere al tempo felice dell’infanzia, a quella “primavera dei popoli” cantata da Leopardi in cui l’uomo viveva in perfetta armonia con la natura.
La positività dell’elemento equoreo che si delinea nell’incipit del Dies irae, rinvia, da un lato, a una dimensione mitopoietica ancestrale - in cui l’acqua viene vista come portatrice di vita e di purificazione - e dall’altro recupera un modulo caro alla poesia araba, quello della “poesia idrologica” - il canto dei fiumi e delle sorgenti della Sicilia - topos che si associa, nell’opera di Hibn Hamdis e di Al Trabanishi, all’elogio della Sicilia in quanto “Giardino di Hallah”, paradiso in terra, luogo di delizie e di primigenia purezza. Tale topos agisce anche nella poesia di Quasimodo, seppure filtrato attraverso il recupero di tematiche legate alla grecità - si pensi alle poesie “fluviali” dedicate all’Anapo, al Simeto e ad altri celebri fiumi e sorgenti della Sicilia - sino a depositarsi nell’immagine dell’isola in quanto “paradiso perduto”, luogo di purezza contaminata cui Quasimodo guarda con nostalgia estetizzante e Giudice, nell’incipit del Dies irae, riprende in modo assai originale e con toni di disperata rassegnazione.
In effetti, l’universo poetico di Giudice viene dopo una catastrofe - egli «figlio del diluvio» - ormai nemmeno più storica, perché proiettata in un passato mitico, indifferenziato, atemporale. Dalle soglie di questo spazio-tempo indefinito, rievocato ed attualizzato dalla memoria dei drammi familiari, emerge una epifania del negativo, avvertito come oscura memoria maligna, come fantasma di un destino sinistro: «Non per libera scelta io venni/ alla deserta isola di Pathmos/ma perché da te chiamato:/una calamita’ mi costringe sempre/a ritornare con passo piu’ pesante».
Misticismo, esoterismo e surrealismo alimentano dunque la poesia del Dies irae, che ha i suoi referenti letterari - più o meno esplicitati - nelle Illuminations di Rimbaud, nella visionaria peregrinazione degli Ultimi cori per la Terra promessa di Ungaretti, nella posia di Raphael Alberti, nei Canti orfici di Campana e nei Cantos di Pound. E, ancora, il verso del Dies irae conosce lo sbigottimento bontempelliano, la disillusione amara di Landolfi, l’ardua visionarietà surreale di Savinio.
Ma la corrente delle apparizioni tende a trasferire, a dissolvere il dato empirico in una visione assoluta fatta di evocazioni, di storie iniziatiche, di prodigi. La condizione magica dell’essere, il deflagrante morire del tempo, rifiutano ogni tipo di analisi; e perdura la sofferenza, il dolore dell’ardua via dell’esistere, da cui scocca il trionfo triste della poesia.

Salvo Sequenzia

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lunedì 5 settembre 2011

FOTOGRAFIA E ARTE

galleriaRoma
piazza San Giuseppe 1/2/3
Siracusa
FOTOGRAFIA & ARTE




Giovedi 8 settembre alle 18,30 nei locali della nuova sede di Galleria Roma, Salvatore Zito intratterrà gli ospiti della serata con una conversazione sui rapporti della fotografia con l’arte.
Nel percorso della storia dell’arte la fotografia ha dovuto da sempre strappare con le unghie e con i denti il suo ruolo all’interno della generale evoluzione artistica. La fotografia non ha una storia autonoma e per questo separata dal resto dell’arte ma, insieme alle avanguardie che hanno costruito il pensiero e le opere degli artisti contemporanei, la fotografia ha avuto ed ha con l’arte un ruolo paritario.

Nella breve conversazione che giovedì si terrà nella nuova sede di Galleria Roma, appena inaugurata, si affronterà questo tema utile ad individuare il significato artistico di un immagine fotografica ancora oggi da molti considerata, a torto, figlia di un’arte minore.

Si faranno alcuni accenni alla storia della fotografia, narrandone i presupposti e i protagonisti, si parlerà dei movimenti fotografici nati qua e là nel mondo, il loro concettualismo e il rapporto con le arti ufficiali. La conversazione sarà integrata dalla proiezione delle immagini di riferimento per gli argomenti trattati.

Organizzazione e direzione: Corrado Brancato


Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com
www.galleriaroma.it

lunedì 15 agosto 2011

SALVO MONICA disegni giovanili

galleriaRoma
piazza San Giuseppe1/2/3
Siracusa

Sabato 3 settembre alle ore 18,30 vernissage della mostra dei disegni giovanili di Salvo Monica

lunedì 7 marzo 2011

GARIBALDI E L'IMPRESA DI SICILIA


Nell'ambito delle celebrazioni dei 150 Anni dell'Unità d'Italia, indette Dall'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma, Franco Purpura parlerà di "Garibaldi e l'impresa di Sicilia", giovedì 10 marzo alle ore 18,30.
Il 5 maggio 1860, Garibaldi, alla guida di poco più di mille uomini, partiva da Quarto per una straordinaria impresa storica.
Durante la conversazione del 10 marzo, si discuterà delle strategie di guerra adottate dal generale, delle armi usate e di alcuni dei suoi primi provvedimenti legislativi che gettarono le basi per un paese costituzionale: provvedimenti a carattere politico e sociale, atti in favore della pubblica istruzione, confisca ed riutilizzo dei beni ecclesiastici e borbonici.

Per coloro che ne avessero interesse, sarà disponibile una carpetta contenente copia dei più significativi decreti garibaldini

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com

sabato 5 marzo 2011

ARTE DONNA sesta edizione



ARTE DONNA 2011
sesta edizione
Anche quest’anno, in occasione della Festa della Donna , la Galleria Roma rende omaggio alla creatività delle sue socie con una mostra collettiva di pittura , scultura, grafica e fotografia, per valorizzare la figura della donna come pittrice e non più solo come soggetto dipinto, assegnandole il ruolo di protagonista della scena artistica a lungo dominata dalla figura maschile.
Questa mostra è innanzitutto un motivo per riscattare l’universo femminile da secoli di emarginazioni, soprattutto in arte, ed è anche l’omaggio più concreto che la Galleria Roma vuole fare in questo momento alla Donna per valorizzare la sua personalità, la sua creatività rendendola per una volta l’unica protagonista in Galleria.
Tutto questo si propone la mostra presentata dalla prof. Maria Teresa Asaro "ARTE DONNA" in programma a Siracusa presso la Galleria Roma di via Maestranza 110 , dal 5 al 15 Marzo 2011.

Organizzazione e Direzione Artistica: Corrado Brancato
Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero

nfo:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com
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martedì 22 febbraio 2011

La Pisana

Dal Regno di Sicilia al Regno d'Italia


"DAL REGNO DI SICILIA AL REGNO D'ITALIA " è il titolo della conferenza che Il prof. Francesco Purpura terrà giovedì 24 febbraio alle ore 18,30 nei locali di galleriaRoma, nell'ambito delle celebrazioni dei 150 Anni dell'Unità d'Italia indette dall'Associazione Culturale Nuova Galleria Roma.

Data la sua posizione geografica, la Sicilia, da millenni, è una sorta di ponte fra tre continenti. Popoli dalle più disparate provenienze, nuove idee, agguerriti eserciti, costumi di vita e traffici commerciali, attraverso la nostra Isola, sono giunti in Europa o dall'Europa sono arrivati in Africa ed in Asia. Persino il Cristianesimo è arrivato a Roma transitando per Siracusa. Inevitabilmente, anche l'Unità d'Italia non poteva realizzarsi che passando per la Sicilia.
La conversazione del 24 febbraio, dopo un breve excursus storico sulle origini del Regno di Sicilia, verterà sugli eventi che si susseguirono durante la prima metà dell' 800. Esaminando copia dei documenti rinvenuti nell'Archivio di Stato di Siracusa, saranno discussi i moti rivoluzionari, la violenta reazione delle autorità del tempo e le società segrete che, inevitabilmente, sorsero per contrastare un potere tanto arrogante e prepotente.

A ciascun socio sarà data una carpetta contenente copia dei documenti oggetto della conversazione.

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
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lunedì 7 febbraio 2011

b


galleriaRoma
Continua il ciclo di appuntamenti "I giovedì della Galleria" per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Il prossimo incontro dal titolo “Brigantaggio a Siracusa” a cura di Mariarosa Malesani si terrà il 10 febbraio alle ore 18,30 presso la Galleria Roma in via Maestranza 110 Siracusa .

Il brigantaggio affonda le sue radici nel Medio Evo quando le bande venivano utilizzate dalle famiglie potenti in dispregio alle norme più comuni del vivere civile. Nei secoli il fenomeno conosce momenti di massima espansione e momenti relativamente tranquilli. Tuttavia le radici non vengono mai estirpate, anche perchè è difficile fare, in certi momenti, la distinzione tra banditismo, brigantaggio e mafia. Dal 1860 le condizioni sono diverse da quelle dei secoli precedenti perchè il nuovo regime savoiardo non dava risposte adeguate alle necessità delle popolazioni meridionali. L'indifferenza piemontese alla storia, alle tradizioni e alle attese di un popolo segnerà pesantemente l'isola per tutto il tempo avvenire. Anche nel Siracusano si espande il fenomeno supportato dalla coscrizione obbligatoria, dalle tasse sul macinato e dalle leggi repressive messe in atto contro una popolazione che, secondo i piemontesi, non voleva "civilizzarsi".

organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


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0931/66960 (orario apertura Galleria)
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giovedì 3 febbraio 2011

Nel Contemporaneo del gioiello


Nel contemporaneo del gioiello
Mostra di Salvo Li Puma

A cura di Salvatore Rapisarda

Sabato, 5 febbraio 2011, presso la sede della Galleria Roma si terrà la mostra “Nel contemporaneo del gioiello” di Salvo Li Puma. Per la prima volta saranno presentati al pubblico siracusano immagini grafiche e fotografiche che avvalorano il lavoro pluridecennale dell’artista sul design del gioiello. Un’altra facies estetica del maestro Salvo Li Puma, la cui innata creatività figurativa e senso dell’ordine compositivo si manifestano in ogni atto di produzione oggettuale, sia grafico, sia pittorico, sia plastico. Dall’esperienza milanese degli anni ottanta – notevole la produzione documentata dei disegni esecutivi di gioielli realizzati - alle ultime proposizioni progettuali, (con le tavole grafiche più recenti), si coglie la sapienza cognitiva materica e cromatica delle forme ideate e progettate. Strutture e geometrie espresse in configurazioni ritmiche, costruite su ferree simmetrie e dinamismi giustapposti: alchimie di equilibri e armonie del bello riconosciuto. Rifuggendo mode e manierismi, la conoscenza dei percorsi artistici e del design storico conduce il maestro Li Puma a rappresentare nelle preziose creazioni l’oggettualità della nostra modernità, a vivere l’iter delle forme del nostro contemporaneo, proiezione artistica del raffinato decoro, coerenza e corrispondenza del nostro percorso sociale tra etica ed estetica.
Salvatore Rapisarda

Organizzazione e
Direzione Artistica: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero




Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com

Nel Contemporaneo del gioiello


Nel contemporaneo del gioiello
Mostra di Salvo Li Puma

A cura di Salvatore Rapisarda

Sabato, 5 febbraio 2011, presso la sede della Galleria Roma si terrà la mostra “Nel contemporaneo del gioiello” di Salvo Li Puma. Per la prima volta saranno presentati al pubblico siracusano immagini grafiche e fotografiche che avvalorano il lavoro pluridecennale dell’artista sul design del gioiello. Un’altra facies estetica del maestro Salvo Li Puma, la cui innata creatività figurativa e senso dell’ordine compositivo si manifestano in ogni atto di produzione oggettuale, sia grafico, sia pittorico, sia plastico. Dall’esperienza milanese degli anni ottanta – notevole la produzione documentata dei disegni esecutivi di gioielli realizzati - alle ultime proposizioni progettuali, (con le tavole grafiche più recenti), si coglie la sapienza cognitiva materica e cromatica delle forme ideate e progettate. Strutture e geometrie espresse in configurazioni ritmiche, costruite su ferree simmetrie e dinamismi giustapposti: alchimie di equilibri e armonie del bello riconosciuto. Rifuggendo mode e manierismi, la conoscenza dei percorsi artistici e del design storico conduce il maestro Li Puma a rappresentare nelle preziose creazioni l’oggettualità della nostra modernità, a vivere l’iter delle forme del nostro contemporaneo, proiezione artistica del raffinato decoro, coerenza e corrispondenza del nostro percorso sociale tra etica ed estetica.
Salvatore Rapisarda

Organizzazione e
Direzione Artistica: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero




Info:
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0931/66960 (orario apertura Galleria)
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