martedì 28 dicembre 2010

le locandine dei giovedì




LE LOCANDINE DEI GIOVEDÌ DI GALLERIA ROMA
Sabato 8 gennaio alle ore 18,30 presso i locali della Galleria Roma di via Maestranza 110 vernissage della mostra " LE LOCANDINE DEI GIOVEDÌ " 52 locandine realizzate da Corrado Brancato nel 2010 per i giovedì della galleria.


Al cuore delle cose
di Salvo Sequenzia
Le locandine realizzate dalla “Galleria Roma” per promuovere gli incontri del “giovedì”, uno delle più vivaci e significativi momenti culturali siracusani, fissano una esperienza di “leggerezza”, nel sottaciuto rimando a una cerchia complice di amici e di “compagni di viaggio” – gli amici della “Galleria Roma” - testimoniano una storia intensa di amore e di passione per la cultura, per l’arte e per quel luogo assoluto – l’isola di Ortigia – che diviene speculum, laboratorio creativo e, insieme, luogo dell’anima dove elaborare e realizzare un’idea di impegno culturale vivace e coerente, rigoroso ed esemplare, “militante” nel senso più profondo dell’espressione, qual è quello che da anni gli amici della “Galleria Roma” portano avanti.
Vere e proprie opere d’arte, mai banali, mai frettolose, sempre puntuali e dense nel definire e illustrare l’evento, le locandine così concepite, assumono in maniera concreta la dimensione dell’evento e diventano molto di più di una semplice illustrazione della rassegna. Rappresentano uno specchio dei tempi. Chiosano, coincise, l’attualità. Sono il lessico visivo del presente. Tematizzano la complessità del reale. Con linguaggi e tecniche differenti le affiche non hanno più solo il compito di captare l’interesse del passante distratto e accompagnarlo attraverso la città alla sede della manifestazione, ma diventano una sorta di prolungamento dell’evento nei vicoli di Ortigia, nella città di Siracusa, nell’universo del web: una possibilità di espressione ulteriore, una presenza di sé oltre l’evento.
C’è un assieparsi di memorie, in queste locandine così caramente raccolte e postillate da Corrado Brancato. Un affiorare di volti. Un brulicare di voci. Un ribollio di temi, argomenti, tenzoni. Prospettive lunghe, dettate da meditazioni severe. E, consentitemi, si coglie anche l’agitarsi di una bella malinconia. La malinconia dei momenti che mancano e che si vorrebbe che tornassero, sempre.
Da tale esperienza di “leggerezza” e di animato ventaglio culturale (che ha visto l’adesione e il contributo di un fervido manipolo di scrittori, giornalisti, critici d’arte, poeti, studiosi di antropologia, etnografi, medici, scienziati e giuristi) si dipana un progetto tra i più esaltanti e felicemente riusciti della Sicilia orientale di questo ultimo decennio. Un progetto in cui lievita un’idea dell’impegno culturale nutrita dei valori originali dell’uomo e caratterizzata da un meticciato intellettuale tra i più originali: quasi un andare a bottega, un apprendistato continuo, laborioso, lungimirante, il cui fermo sestante è il dialogo, l’incontro, la condivisione di progetti, di idee e di visioni del mondo; l’apertura mentale e la “scommessa di sè” come ricerca di accrescimento etico e, quindi, contributo di civiltà. Per giungere, sempre, al cuore delle cose, e donarle al mondo in un atto d’amore. Amore per la cultura, amore per l’uomo.

Organizzazione e Direzione Artistica: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero



Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com

sabato 25 dicembre 2010

2011; 150 anni dell'Unità d'Italia calendario celebrazioni



galleriaRoma
via Maestranza 110
Siracusa
Calendario delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia


Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
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lunedì 13 dicembre 2010

La corda spezzata dell'arrivo


Giovedì 16 dicembre alle ore 18,30, ultimo incontro del 2010 con i giovedì della galleria.
"LA CORDA SPEZZATA DELL’ARRIVO"
Prospettive e visioni del mondo liquido
a cura di Salvo Sequenzia
Mi piace chiudere il mio ciclo di incontri del “Giovedì” alla Galleria Roma di Ortigia raccontandovi che cosa vi è «di qua dal Faro», per usare, capovolgendola, una espressione che i Borbone adoperavano per indicare le terre di Sicilia e le sue genti, come se si trattasse di un mondo autre, di un confine totale. Vincenzo Consolo ha ripreso questa concezione e ha intitolato un suo libro Di qua dal faro, ponendosi dal punto di vista della Sicilia come «dalla parte degli infedeli», rovesciando la prospettiva e narrando l’isola partendo dal mare che la circonda.
In questo racconto voglio segnare le rotte di un viaggio che attraversa l’Isola passando attraverso il simbolico dell’immagine, del verso e della prosa; un percorso tra “isole” che disegna il volto del territorio entro cui si insinua, raffigurandolo come un “arcipelago” ricco e frastagliato, mutevole e meticcio, finis terrae ed Ultima Thule.
Attraverso Verga, Capuana, De Roberto, Pirandello, Rosso di San Secondo, Borgese, Quasimodo, Vittorini, Pizzuto, Brancati, D’Arrigo, fino a Bonaviri, Cattafi, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Bufalino e Consolo – classici italiani che sono insieme classici siciliani – si delinea la prospettiva di un “mondo liquido”, che diviene metafora, simbolo ed elemento costituivo di un universo che la letteratura rivela nella sua geografia mutevole, mitica eppure profondamente storica. La Sicilia, in questi autori, diviene nesos, “terra che galleggia”, e si pone in maniera netta al centro di un sistema di rapporti culturali, artistici e letterari in cui la sperimentazione dei codici espressivi e di genere, imponendosi molto oltre la «dimora isolana», va a collocarsi in una dimensione decisamente pelasgica. Un carattere non unitario, dunque, che in tale eterodossia racchiude la sua immensa forza creativa, una magma, un arcipelago di voci vivo e fecondo, “plurale” e “impuro”.
Di acqua si nutrono i miraggi che covano dentro la scrittura de Il sorriso dell’ignoto marinaio di Consolo, de-lirando in una scrittura che scardina i piani temporali facendosi documento storico, frammento di puro lirismo, invettiva.
Dall’acqua nasce Horcynus Orca di D’Arrigo, un'opera vasta e complessa, vero e proprio monstrum nel panorama letterario contemporaneo, che sembra sottrarsi ad ogni interpretazione unilaterale, ma nello stesso tempo, per un singolare paradosso, pare quasi orientare a una lettura in chiave prevalentemente simbolica. Si può infatti affermare che in tale prospettiva il tema fondamentale sia rappresentato dal viaggio in mare, lungo il filo di un nostos omerico, con la presenza apocalittica della fera sullo Stretto. Nulla più del mare di Messina è medi-terraneo, porthmos e poros al contempo, stretto braccio equoreo circondato da terre, passaggio, scorrimento, ma trattenuto, contenuto tra sponde terranee.
Il carattere simbolico e a tratti epico della scrittura di D’Arrigo risulta accentuato dalla singolare invenzione linguistica, impasto perfettamente coerente di elementi dialettali, arcaismi, neologismi e linguaggio colto, che custodisce gelosamente il segreto indecifrabile della propria origine.
La Lingua phari, col suo braccio ricurvo, è da un lato, nella sua forma concava, terra che si incunea nel mare dello Stretto come un corpo flessuoso ripiegato appena, creando con il proprio ventre l’insenatura del porto, spazio riparato da venti e correnti, mentre dall’altro offre la schiena al mare aperto dello Stretto, esponendosi al ritmico incontro delle correnti come al soffiare d ello scirocco. Qui vive la fera, l’Orca che nella scrittura di D’Arrigo si fa fiocina e uncino che cattura, immagine terrifica che insinua sinistri presagi là «dove mare è mare».
In questo «mare di sangue pestato», spazio privo di misura e refrattario a ogni nomos, deserto d’acque su cui non si riesce a tracciare confini, a ritagliare forme e figure, superficie liscia e uniforme, spazio del sempreoltre, dell’incessante attraversamento e perciò del più assoluto sradicamento, balugina la misteriosa creatura – fantasma, apparizione, frutto di diceria o di insania – del lungo racconto “darrighiano” La coda di pesce che inseguiva l’amore di Simona Lo Iacono e Massimo Maugeri. Libro “gemino”, scritto a quattro mani, colpisce per la sua singolarità nel panorama della letteratura siciliana ed italiana di questo primo decennio del nuovo millennio. Esso sembra chiudere un ciclo nella vicenda letteraria dei due autori, ed aprirne un altro, nella vicenda più ampia della nostra letteratura d’oggi. Il richiamo di questa opera è a riconsiderare il particolare sperimentalismo tra realismo storico e neobarocco, in cui miti, sentimenti, leggende, problematiche esistenziali (i temi dell’esclusione, della libertà, della giustizia), colti nella cornice di un microcosmo tra mare e terra, diventano oggetto di riflessione ampia sulla grande e piccola storia, risolti in una scrittura che conosce il dono della poesia e della verità.

Salvo Sequenzia

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com

sabato 11 dicembre 2010

LA CITTA’ LEGGE Proposte per un’informazione al plurale



La Galleria Roma si pregia di invitare la S.V. per il 15 dicembre alle ore 18,30 per discutere e dibattere un TEMA di grande attualità:

Io informo
….tu informi
…noi informiamo….
LA CITTA’ LEGGE
Proposte per un’informazione al plurale

Mercoledì 15 dicembre 2010 alle ore 18,30 presso la Galleria Roma……..
Chi volesse intervenire con proprie proposte avrà 10 minuti a sua disposizione e può prenotarsi presso la direzione della galleria Roma via Maestranza 110

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
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giovedì 2 dicembre 2010

LA CITTA’ LEGGE Proposte per un’informazione al plurale


Io informo
……..tu informi
……………noi informiamo…….
LA CITTA’ LEGGE
Proposte per un’informazione al plurale

Mercoledì 15 dicembre 2010 alle ore 18,30 presso la Galleria Roma……..
Chi volesse intervenire con proprie proposte avrà 10 minuti a sua disposizione e può prenotarsi presso la direzione della galleria Roma via Maestranza 110
TEL 0931.66960 cell. 338.3646560
e-mail: galleriaroma@gmail.com

ENTRO LE ORE 16 DEL 15 DICEMBRE 2010
Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
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lunedì 29 novembre 2010

JOHN LENNON

galleriaRoma
via Maestranza 110
Siracusa

Giovedì 9 dicembre alle ore 18,30 Salvatore Rapisarda presenta John Lennon 1940-1970-1980-2010

domenica 28 novembre 2010

Stefania Federico


Costume creato da Stafania Federico

venerdì 26 novembre 2010

Dal Bianco al Nero


Dal Bianco al Nero (passando per il mare)

Fotografie di rocce e forme primordiali per scegliere l’inquadratura del tempo, rivelato dall’istantanea di un onda o dall’eternità di un macigno a riposo.
(Salvatore Zito per Galleria Roma)

________________________________________________

Con la presentazione di Salvatore Zito verrà inaugurata sabato 4 dicembre alle ore 18,30 la mostra del fotografo Francesco Favara presso i locali di Galleria Roma in via Maestranza 110 a Ortigia.
Francesco Favara appartiene all’universo solitario della fotografia, lontano dagli stereotipi della mondanità e delle illusioni di un mondo perfetto. Procedendo all’incontrario egli inizia il suo cammino di ricerca controcorrente, a partire dai margini culturali degli attuali stilemi sociali, dal fuori moda, da ciò che non è leziosamente trendy, facendosi carico di esplorare i sentieri del vero anziché del falso, del concreto anziché del fatuo, sulla difficile strada della fotografia in quanto “valore culturale” della comunicazione, sublime e personale espressione dell’intimo convincimento che occorre riprendere le fila delle verità.
Fotografie come versi, composti sul punto di confine (la riva del mare) delle certezze linguistiche, lì dove occorre fermarsi, non potendo andare oltre. Lì dove pensare è una necessità.
La sequenza di circa venti immagini intitolata “dal bianco al nero” è il viaggio della mente, attraverso le infinite gradazioni dei toni (grigi per mantenere l’intimità delle emozioni) e dei sensi, che Favara compie sulle ispide rocce delle nostrane scogliere per scegliere l’inquadratura del tempo, rivelato dall’istantanea di un onda o dall’eternità di un macigno a riposo. Una scenografia primordiale sintomatica del progetto dell’autore inteso come scopo, o pretesto, per tastare il cuore dell’umanità, per porre questa al cospetto di una natura scomoda e ostile quanto vera invece che al cospetto di ipocrite ma scintillanti futilità.
Rigore e disciplina caratterizzano il lavoro di Francesco Favara che anacronisticamente sfida le tendenze attuali tendenti alla sensazionalità, contrapponendo la consapevolezza e la semplicità di colui che ha capito che la fantasia è ancora una umana necessità.
Un romantico stralcio visivo di un genere e di un modus di fare fotografia in via di estinzione ma non per questo privo di quell’irresistibile fascino della stampa fotografica vintage, maggiormente valorizzato dal lavoro totale di un fotografo che ancora, nell’era del digitale, manovra pellicole e bacinelle sotto la fievole luce rossa della sua camera oscura, misteriosa e intrigante tanto quanto le immagini che da lì prenderanno forma magari, chissà, anche aiutate dalle note di un concerto per pianoforte di Brahms.
Per i cultori della buona fotografia è certamente una mostra da non perdere.

Organizzazione e Direzione Artistica: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero



Info:
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mercoledì 24 novembre 2010

Presentazione libro "Circannu nun si sa chi"


galleriaRoma

Giovedì 2 dicembre alle ore 18,30 verrà presentato a Siracusa in via Maestranza 110 il libro di Salvatore Cagliola "Circannu nun si sa chi" edizioni Morrone .
Oltre all'autore e all'editore saranno presenti come relatori:
Corrado Di Pietro e Angelo Fortuna
Anna Petruzzelli leggerà le poesie
Saluta gli ospiti Salvatore Zito

Questo corposo libro di poesie – ben 67 componimenti degli ultimi 25 anni – va ad aggiungersi, con continuità di stile e di contenuto, alle già numerose raccolte poetiche di Salvatore Cagliola; raccolte in lingua e in dialetto, alternate in oltre un quarantennio di vita, tale da rappresentare un tempo sufficiente per rintracciare ormai i temi più ricorrenti della poetica del Nostro.
La poesia di Cagliola non ha un privilegiato terreno linguistico, una scelta tout court che giustifichi mondi differenti. Dialetto e lingua, in Cagliola, sono due aspetti della stessa medaglia; entrambi servono a “poetare”, cioè a trovare forme, immagini e suoni tipici della poesia, la quale si presenta subito al lettore con la sua veste più consueta: grigia, come la pena di vivere, verde come la speranza cristiana, rosa come i dorati paesaggi della nostra terra. Su questi tre ambiti tematici si sviluppa la ricerca contenutistica di Cagliola; la sua Weltanshuung si apre dal piccolo al grande, cioè dal cuore dell’individuo in quanto tale al cuore della creazione, in quanto opera di Dio. È una visione positiva, anche se forte e sentita è la consapevolezza del dolore e della disillusione......

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


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cell.338/3646560
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lunedì 22 novembre 2010

Poesie d'Amore 2011 Regolamento


REGOLAMENTO della rassegna letteraria “POESIA d’AMORE – 2011”




1. L’Associazione Culturale Nuova Galleria Roma con sede in Siracusa, via Maestranza 110 organizza per l’anno 2011 la 6a rassegna letteraria “POESIA d’AMORE”.
La finalità della manifestazione è quella di divulgare e incoraggiare la lettura della Poesia attraverso l’organizzazione di un evento che metta in luce meritevoli autori attraverso la pubblicazione di una silloge poetica che raccolga i migliori lavori presentati nell’anno della rassegna.

2. Le Poesie che partecipano alla selezione sono divise in tre sezioni:

- Sezione A - Poesia inedita sul tema dell’amore
- Sezione B - Poesia inedita a tema libero
- Sezione C - Poesia inedita in Vernacolo a tema libero


3. Si concorre alla Sez. A inviando a mezzo posta tre poesie in lingua italiana (max 40 versi ciascuna), sul tema dell’amore, in unica copia in busta chiusa avendo cura di riportare sull’esterno le generalità e i recapiti dell’Autore o, via e-mail all’indirizzo di posta elettronica: galleriaroma@gmail.com


4. Si concorre alla Sez. B inviando a mezzo posta tre poesie in lingua italiana (max 40 versi ciascuna), a tema libero, in unica copia in busta chiusa avendo cura di riportare sull’esterno le generalità e i recapiti dell’Autore o, via e-mail all’indirizzo di posta elettronica: galleriaroma@gmail.com


5. Si concorre alla Sez. C inviando a mezzo posta due poesie in Vernacolo (max 60 versi ciascuna), a tema libero, in unica copia, in unica copia in busta chiusa avendo cura di riportare sull’esterno le generalità e i recapiti dell’Autore o, via e-mail all’indirizzo di posta elettronica: galleriaroma@gmail.com.


6. Le poesie inviate devono essere inedite a pena di esclusione dalla selezione.
Per poesia inedita si fa esplicito riferimento a qualsiasi lavoro che non abbia ricevuto regolare pubblicazione editoriale. La visibilità sui siti Web, o sulle riviste di settore non implica pertanto l'automatica attivazione dei diritti d'autore.


7. Le opere dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 gennaio 2011 al seguente indirizzo:

Galleria Roma
Rassegna Poesia 2011
Via Maestranza 110
96100 – Siracusa

Non è prevista la restituzione degli elaborati poetici.

8. L’iscrizione è gratuita, ad eccezione di quanto stabilito al successivo punto “14” ed ha luogo con la consegna a mano, con la spedizione postale o a mezzo e-mail delle opere come indicato ai punti 3, 4 e 5.


9. I lavori pervenuti in regola con l’iscrizione saranno esaminati dalla Commissione della Rassegna così composta:

Salvatore Sequenzia Semiologo
Maria Teresa Asaro Insegnante
Rosa Maria Sciuto Giornalista e critico letterario
Salvatore Zito Presidente Associazione Nuova Galleria Roma
Vittorio Giaracca Segretario della Rassegna


10. La Commissione sceglierà le poesie da pubblicare in un volume edito da Galleria Roma le cui specifiche saranno rese pubbliche mediante affissione all’albo associativo e pubblicazione sul sito web www.galleriaroma.it/poesia2011 .
Il giudizio della Commissione è insindacabile.


11. La Commissione si riunirà per la discussione finale sulla selezione dei lavori nelle seguenti giornate:

- Mercoledì 2 febbraio 2011 alle ore 17,30
- Mercoledì 9 febbraio 2011 alle ore 17,30


12. Giovedì 10 febbraio 2011 i poeti partecipanti saranno informati sull’esito della selezione direttamente, tramite posta o per via e-mail.

13. Agli autori selezionati verrà richiesto un contributo spese di € 20,00 utili per la pubblicazione del volume di poesie del quale ciascun autore avrà diritto a ricevere, a stampa ultimata, n. 10 copie. Il contributo verrà versato in contanti presso la Sede dell’Associazione Nuova Galleria Roma, in via Maestranza, 110 – Siracusa, o spedito tramite lettera assicurata.


14. Le poesie saranno recitate nel corso di una serata pubblica dedicata alla Rassegna che si terrà nel mese di aprile del 2011 e di cui ne sarà data notizia attraverso i canali di comunicazione ordinari nonché con l’affissione all’albo associativo della locandina dell’evento entro il 15 marzo p.v.- nel corso della stessa serata saranno consegnati a tutti i poeti partecipanti gli attestati di partecipazione.


15. I dati personali dei partecipanti saranno trattati nel rispetto e nell’osservanza di quanto dettato dalla Legge .


Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com

www.galleriaroma.it

Vulcani e terremoti terzo incontro di geologia


Giovedì 25 Novembre alle ore 18,30 terzo incontro di Geologia a cura del dott. Delio Mica che parlerà di "VULCANI E TERREMOTI"
Due effetti dei movimenti della crosta terrestre sono i vulcani e i terremoti. Entrambi sono prodotti dalle intense e, a volte, profonde fratturazioni che si producono quando le zolle litosferiche interagiscono scontrandosi o allontanandosi. Si tratta quindi di normali fenomeni naturali che si manifestano in tutto il globo sia nella parte continentale che oceanica.
Quando tali fenomeni interessano le popolazioni umane, se non vengono valutati correttamente, possono costituire un rischio che potrebbe essere controllato alla luce delle moderne conoscenze che ormai hanno ampiamente spiegato la genesi e gli effetti spesso distruttivi.
La penisola italiana e la Sicilia si trovano in una posizione del tutto particolare determinata dallo scontro, già avvenuto, della zolla africana con quella europea che ha provocato la chiusura di un oceano, la Tetide, che si frapponeva fra i due continenti, dando origine alla orogenesi alpino-himalayana. Ancora oggi tali movimenti di compressione agiscono nell’area mediterranea producendo intense fratturazioni crostali che causano periodici fenomeni tellurici anche di forte intensità e un vulcanesimo sia fossile che attivo che è presente soprattutto nell’area centro-meridionale mediterranea

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


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domenica 21 novembre 2010

Collettiva "Natale in Galleria"

NATALE IN GALLERIA
Collettiva d'Arte riservata ai soci

Organizzazione e Direzione Artistica: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


Info:
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venerdì 19 novembre 2010

Poesie d'Amore 2011


REGOLAMENTO della rassegna letteraria “POESIA d’AMORE – 2011”




1. L’Associazione Culturale Nuova Galleria Roma con sede in Siracusa, via Maestranza 110 organizza per l’anno 2011 la 6a rassegna letteraria “POESIA d’AMORE”.
La finalità della manifestazione è quella di divulgare e incoraggiare la lettura della Poesia attraverso l’organizzazione di un evento che metta in luce meritevoli autori attraverso la pubblicazione di una silloge poetica che raccolga i migliori lavori presentati nell’anno della rassegna.

2. Le Poesie che partecipano alla selezione sono divise in tre sezioni:

- Sezione A - Poesia inedita sul tema dell’amore
- Sezione B - Poesia inedita a tema libero
- Sezione C - Poesia inedita in Vernacolo a tema libero


3. Si concorre alla Sez. A inviando a mezzo posta tre poesie in lingua italiana (max 40 versi ciascuna), sul tema dell’amore, in unica copia in busta chiusa avendo cura di riportare sull’esterno le generalità e i recapiti dell’Autore o, via e-mail all’indirizzo di posta elettronica: galleriaroma@gmail.com


4. Si concorre alla Sez. B inviando a mezzo posta tre poesie in lingua italiana (max 40 versi ciascuna), a tema libero, in unica copia in busta chiusa avendo cura di riportare sull’esterno le generalità e i recapiti dell’Autore o, via e-mail all’indirizzo di posta elettronica: galleriaroma@gmail.com


5. Si concorre alla Sez. C inviando a mezzo posta due poesie in Vernacolo (max 60 versi ciascuna), a tema libero, in unica copia, in unica copia in busta chiusa avendo cura di riportare sull’esterno le generalità e i recapiti dell’Autore o, via e-mail all’indirizzo di posta elettronica: galleriaroma@gmail.com.


6. Le poesie inviate devono essere inedite a pena di esclusione dalla selezione.
Per poesia inedita si fa esplicito riferimento a qualsiasi lavoro che non abbia ricevuto regolare pubblicazione editoriale. La visibilità sui siti Web, o sulle riviste di settore non implica pertanto l'automatica attivazione dei diritti d'autore.


7. Le opere dovranno essere inviate entro e non oltre il 31 gennaio 2011 al seguente indirizzo:

Galleria Roma
Rassegna Poesia 2011
Via Maestranza 110
96100 – Siracusa

Non è prevista la restituzione degli elaborati poetici.

8. L’iscrizione è gratuita, ad eccezione di quanto stabilito al successivo punto “14” ed ha luogo con la consegna a mano, con la spedizione postale o a mezzo e-mail delle opere come indicato ai punti 3, 4 e 5.


9. I lavori pervenuti in regola con l’iscrizione saranno esaminati dalla Commissione della Rassegna così composta:

Salvatore Sequenzia Semiologo
Maria Teresa Asaro Insegnante
Rosa Maria Sciuto Giornalista e critico letterario
Salvatore Zito Presidente Associazione Nuova Galleria Roma
Vittorio Giaracca Segretario della Rassegna


10. La Commissione sceglierà le poesie da pubblicare in un volume edito da Galleria Roma le cui specifiche saranno rese pubbliche mediante affissione all’albo associativo e pubblicazione sul sito web www.galleriaroma.it/poesia2011 .
Il giudizio della Commissione è insindacabile.


11. La Commissione si riunirà per la discussione finale sulla selezione dei lavori nelle seguenti giornate:

- Mercoledì 2 febbraio 2011 alle ore 17,30
- Mercoledì 9 febbraio 2011 alle ore 17,30


12. Giovedì 10 febbraio 2011 i poeti partecipanti saranno informati sull’esito della selezione direttamente, tramite posta o per via e-mail.

13. Agli autori selezionati verrà richiesto un contributo spese di € 20,00 utili per la pubblicazione del volume di poesie del quale ciascun autore avrà diritto a ricevere, a stampa ultimata, n. 10 copie. Il contributo verrà versato in contanti presso la Sede dell’Associazione Nuova Galleria Roma, in via Maestranza, 110 – Siracusa, o spedito tramite lettera assicurata.


14. Le poesie saranno recitate nel corso di una serata pubblica dedicata alla Rassegna che si terrà nel mese di aprile del 2011 e di cui ne sarà data notizia attraverso i canali di comunicazione ordinari nonché con l’affissione all’albo associativo della locandina dell’evento entro il 15 marzo p.v.- nel corso della stessa serata saranno consegnati a tutti i poeti partecipanti gli attestati di partecipazione.


15. I dati personali dei partecipanti saranno trattati nel rispetto e nell’osservanza di quanto dettato dalla Legge .


Info:
0931/746931
0931/66960 (orario apertura Galleria)
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venerdì 12 novembre 2010

mercoledì 3 novembre 2010

CONTRAPPUNTI di Fiorella Cascieri



galleriaRoma
presenta

CONTRAPPUNTI
Memoria e visione nel “piccolo mondo antico” di Fiorella Cascieri

mostra personale dell'artista
Fiorella Cascieri

6/16 novembre
Apertura e Vernissage sabato 6 novembre ore 18,30 a cura di Salvatore Zito

Presentazione critica di Salvo Sequenzia

direzione Artistica a cura di Corrado Brancato


Ho pensato subito, dal mio primo incontro con la pittura di Fiorella Cascieri, di trovarmi di fronte a un'opera pervasa di poesia e di incanto, nella quale – per una sorta di felicissima iunctura – la visione sa farsi memoria di cose amate, di cose perdute; sostanza di “cose sperate”.
La pittura di Fiorella Cascieri ha inizio là dove il contenuto di questa visione si stempera nella ricerca formale di un micro-universo narrante, là dove l’immagine si scioglie - si “abstrae” - nel magma prezioso del colore, che in ogni tela secerne il ricordo dei migliori pensieri casoratiani sulle nature morte e i paesaggi di memoria, o di certi impasti cromatici del primo Cascella. Mai di mimesis si tratta, ma di una costante “ricreazione” esercitata su intimi processi organici, che attraversano la realtà di natura, e che la pittrice coglie con sguardo rapito, sognante.
C’è la memoria di un paesaggio dietro ogni forma che affiora, e l’emozione assoluta, propria di ogni artista, di ridare senso all'indicibile. La teoria delle immagini si dipana con serenità, gli eventi del giorno scorrono verso il silenzio, il tumulto del vivere si placa gradatamente. La linea dell’orizzonte divide alto e basso, ma qui finiscono le certezze: terra e cielo si specchiano l’uno nell’altra, la terra si riconosce nelle nuvole, l’acqua accoglie e fa suoi i colori dell’aria, le marine insinuano – nella tenue restituzione dei valori cromatici, malinconie lunghe e serenanti.
In ogni quadro di Fiorella Cascieri l’immagine si stende in ritmi pacificati, tende a semplificarsi in campiture nette e definite. Forme e colori costituiscono solo suggerimenti: essi non vogliono definire lo spazio ed il suo contenuto, ma, piuttosto, intendono evocare, alludere. Qualcosa vien detto, molto di più rimane nascosto. Dietro le forme sta tutto ciò che noi dobbiamo recuperare in prima persona, e siamo spinti a farlo poiché si avverte la presenza di un mistero che risiede oltre l'immagine.
In questo grumo inespresso, in questo “indicibile”, non l’immagine suscita il ritmo, la cadenza, il tempo; ma il ritmo, l’aura, l’oscurità e l’enigma naturale della notte generano l’immagine, la trama creativa in uno spazio e in un tempo fluttuanti. Là c’è la natura con i significati, la rappresentazione, i codici del giorno. Qui c’è la notte nel suo senso intraducibile.
E' un “piccolo mondo antico” che affiora dall'universo pittorico di Fiorella Cascieri. I paesaggi, i ritratti, le nature morte, i reperti, stanno in bilico tra la realtà e l’immaginazione, quasi fossero segni astratti prodotti dalla mente o dalle emozioni, paesaggi interiori. In questo “piccolo mondo antico, che il mondo della pittura di Fiorella Cascieri, gozzanianamente fatto di piccole cose, prendono corpo le sensazioni che si modulano attraverso il linguaggio della memoria che si è depositato nel cuore dell’autrice. Sicché emerge e si riconosce, nel suo fare, anche una lunga tradizione artistica, di scuola romana, nelle luminosità, nelle “vedute”, nelle velature che costruiscono un tonalismo soffuso e dorato.
Eppure, non è in tale direzione che conducono le opere di Fiorella Cascieri, né tanto meno sono rivolte al recupero di una qualche forma di descrizione-figurazione di situazioni di natura, di paesaggismo o vedutismo che sia. Non è questa la natura tematizzata nei quadri di Cascieri, bensì è il senso ed il sentimento della natura che sono cogenti, nel significato che a tale espressione aveva attribuito Francesco Arcangeli in quel fondamentale saggio apparso nel novembre del 1954 su “Paragone”, Gli ultimi naturalisti, nel quale il grande critico bolognese individuava gli antesignani della “stagione informale”. Nel saggio Arcangeli si riferiva ad una natura che «si guarda, si respira, si sente, si soffre ancor prima che la si dica in parole; natura “profondamente a amorosamente angosciata, e quasi medianicamente intuita».
In questa chiave ed entro tale prospettiva ermenenutica si sono da interpretare le motivazioni che ispirano la pittura di Fiorella Cascieri.

Salvo Sequenzia

Organizzazione e
Direzione Artistica: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

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domenica 31 ottobre 2010

Fiori di Bach


galleriaRoma
via Maestranza 110
96100 Siracusa

Giovedì 4 novembre alle ore 18,30 la dott.ssa Aurelia Spagnolo parlerà di
FIORI DI BACH
FIORI CALIFORNIANI
FIORI AUSTRALIANI
Una nuova, "antica", via per il benessere psico-fisico


Nella psico-terapia olistica, la floriterapia (fiori di Bach, fiori californiani, fiori australiani ecc) occupa un posto rilevante. La vibrazione che si sprigiona da ogni fiore va a colpire direttamente l'essenza dell'uomo: la sua anima.
Le essenze floreali possono toccare ogni aspetto dell'esperienza umana, quindi abbiamo fiori per la paura dell'ignoto, per le paure concrete, per la solitudine, la depressione endogena ecc.
Un'accurata mescolanza delle essenze produce cambiamenti in modo dolce e duraturo. Il principio fondamentale della floriterapia è che il nostro benessere personale e il senso di interezza dipendono principalmente dal benessere del mondo in cui viviamo.
L'equilibrio nasce quindi da un dialogo tra l'anima umana e l'anima della natura.
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sabato 30 ottobre 2010

Odore di voglia antica. Poesie di Francisca Saint Claire

IL TERRORISMO di ANTONELLA COLONNA VILASI


galleriaRoma
via Maestranza 110
Siracusa

Sabato 30 ottobre alle ore 18,30 Presentazione del libro
IL TERRORISMO
di ANTONELLA COLONNA VILASI
Prefazione di PIER LUIGI VIGNA
...edizioni MURSIA
presentazione a cura di Silvio Aliffi e Luigi Amato


“Il Terrorismo” (Mursia, Milano 2009, € 19.00) reca la prestigiosa prefazione di Pier Luigi Vigna, Procuratore Nazionale Antimafia tra il 1997 ed il 2005 che, dopo aver evidenziato le tre principali direttrici lungo cui si muove la ricerca (la strategia della tensione, l’eversione rossa e quella nera), rimarca come il testo di Antonella Colonna Vilasi si caratterizzi “per un linguaggio narrativo distaccato che completa le conoscenze anche di coloro che hanno avuto l’occasione di svolgere indagini sul fenomeno terroristico, mediante opportune citazioni testuali di articoli di stampa editi nei vari momenti storici e di documenti, anche di fonte internazionale, che, preclusi un tempo all’accesso, sono diventati via via disponibili grazie all’apertura di archivi riservati”.
E il lettore non impiegherà molto per verificare, di persona, l’estrema attualità del testo che -ancora parole di Vigna- “è testimonianza del fatto che la repressione del terrorismo avvenne, pur fra le notevoli difficoltà incontrate dall’azione investigativa -specie quella diretta a contrastare l’eversione di destra- nel rispetto dei fondamentali principi costituzionali, senza ricorrere alle <> propugnate dai sostenitori del cosiddetto <>, ma anche perché dà conto, a chi non visse quei periodi, dei percorsi che si sono dovuti compiere per la stabilizzazione del nostro assetto democratico”.
Utile come non mai, la ricerca di Antonella Colonna Vilasi è uno strumento di ricerca per riportare la luce su un passato che tale non sembrerebbe essere.
Antonella Colonna Vilasi
Saggista con numerose opere all'attivo sulle tematiche criminologiche-forensi. Come scrittrice si è messa in evidenza per essere stata la prima autrice europea ad aver pubblicato una trilogia sui temi dell'intelligence. Ha pubblicato numerosi saggi su tematiche di particolare attualità: Intelligence. Nuove minacce e terrorismo (2008), Intelligence (2008), Segreto di Stato e Intelligence (2008), Europol (2008), Il bullismo (2008), Un conflitto "atipico": l'embargo statunitense a Cuba (2008), Il mercato dell'energia in Italia (2008), Crimine e onore. I codici di comportamento delle organizzazioni criminali (2008), I crimini internazionali (2008), Note di criminologia al femminile. Dalla parte delle vittime (2008), Frammenti di diritto pubblico generale (2008), La grafologia (2008), 'Ndrangheta, i mille volti di un sistema criminale(2008), Il terrorismo marittimo in un contesto globale (2008), Le testimonianze dei bambini (2008), Il terrorismo (2009), Io figlio parricida (2009), Pedagogia sociale. Scritti di pedagogia sociale contemporanea (2010), Il recupero sociale. Nuove prospettive di pedagogia sociale (2010). È componente del Comitato scientifico per il Premio giornalistico "Salerno".

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lunedì 18 ottobre 2010

INTRECCI DI VOCI -IL SUD NELLA NUOVA LETTERATURA


Giovedì 21 ottobre alle ore 18,30 nei locali di galleriaRoma Salvo Sequenzia parlerà di
INTRECCI DI VOCI
IL SUD NELLA NUOVA LETTERATURA


Nel febbraio del 1994, a Napoli, si tenne a Galassia Gutemberg un incontro di scrittori meridionali di più generazioni, ma soprattutto molto giovani. L'incontro aveva per titolo “Narrare il Sud”. Goffredo Fofi nel 1995 dedicherà a questo incontro un interessante saggio dal titolo Narrare il Sud, pubblicato da Liguori con la prefazione di Vincenzo Consolo. L'italianista Daniela Carmosino, docente presso l’Università del Molise, fa risalire a tale convegno la data di nascita di una nuova narrativa meridionale, una sorta di “Nuovo Risorgimento”, a cui la studiosa dedicherà nel 2009 una pregnante e lucidissima analisi confluita nel pamphlet Uccidiamo la luna a Marechiaro. Il Sud nella nuova narrativa, pubblicato da Donzelli.
In quegli anni una nuova generazione di scrittori faceva il suo ingresso nello scialbo parterre letterario italiano: una generazione che, negli anni successivi, si sarebbe affermata prepotentemente grazie a un nuovo modo di “leggere” la realtà e la società italiane e all'adozione di originalissime prospettive narrative e all’uso di nuovi linguaggi.
I risultati di tali esperienze, posti al vaglio ad oltre quindici anni di distanza, appajono variegati e disparati. Si tratta senza dubbio di opere di assoluto rilievo, che hanno avuto il merito di “aggredire” gli stereotipi di una tradizione sfibrata ed hanno affermato nuovi modi di “leggere” e di raccontare non solo il Sud, ma – più estensivamente ed intensivamente – di adoperare una modalità “palombara”, inabissandosi dentro una mutazione sociale che stava “accadendo” a Mezzogiorno, nel resto d'Italia e nel mondo, e di raccontare intus et in cute tale mutazione.
Facendo propria ed assumendo una delle più cospicue e “pesanti” eredità letterarie – Sciascia, Bufalino, Consolo, Ortese, Rea, La Capria, Nigro, Tondelli, De Carlo, Busi, Onofri, Benni – questa nuova generazione letteraria avverte sensibilmente i segni del cambiamento e li traduce in una riflessione teorica che conduce ad una sperimentazione sia formale che tematica, in funzione tanto di un”aggiornamento al presente”, quanto di una potatura del repertorio tematico ereditato dalla tradizione di riferimento, con l'innesto delle più vive esperienze che andavano frattanto maturando negli Stati Uniti, in Sud America, nell'Africa occidentale e in Asia.
Da tale humus fecondissimo germogliano le interessanti e significative esperienze narrative di Livio Romano, Francesco Piccolo, Giulio Mozzi, Montesano, Gaetano Cappelli, Antonio Pascale; e, più tardi, quelle di Ottavio Cappellani, Salvatore Scalia, Massimo Maugeri, Silvana La Spina, Silvana Grasso, Simona Lo Iacono, Veronica Tomassini. Esperienze, queste ultime, che si muovono tra la contingenza del dato reale e la capacità di trasfigurare tale dato in simbolo, in figura, in condizione universale; segnali vitalissimi, irriducibili ad ogni pretesa di categorizzazione; testimonianza di una “urgenza” conoscitiva e demistificante e di una talora “impietosa” tensione gnoseologica, morale.
Dalla recensio dei materiali narrativi si coglie la sperimentazione formale e linguistica (Cappellani, Grasso), il nuovo noir esistenziale (Massimo Maugeri, Turi Scalia), la felice reinvenzione del romanzo storico e metanarrativo (Silvana La Spina, Simona Lo Iacono); l'implacabile e cruda scrittura di denuncia e il reportage narrativo (Veronica Tomassini), capace di dare vita, carne, colore e individualità al fatto di cronaca.
Senza rinunciare alla forza icastica, alla potenza evocativa ed emozionale della parola, al potere conoscitivo della letteratura, né tantomeno alla qualità “deragliante” e “divergente” del discorso narrativo, la letteratura del nuovo Sud rinnega tutte le stimmate di istituzionalizzazione e di codificazione per essere voce ed espressione di una lancinante ed “inaudita”neutralità.
Ne consegue la individuazione di una assoluta specificità di ciascun percorso espressivo, che ribalta l’assunto di una definizione antologizzzante o “canonica” di una “letteratura meridionale” - cristallizzata in una costellazione di temi, di topoi (rassegnazione, vittimismo, fatalismo, rivolta sociale, individualismo) e di caratteri - che porta alla dissoluzione di un approccio geografico alla problematica – la prospettiva localistico/regionalistica di una letteratura campana, siciliana, pugliese, calabrese – e che si orienta piuttosto sul crinale di quella “vocazione”, già appurata da Leonardo Sciascia, che individua il carattere precipuo di una letteratura radicata a un luogo, a un momento storico, a un paesaggio, a un individuo, a una storia, a un istante, eppur capace di divenire voce corale, assoluta, assumendo, nel suo proprium, una molteplicità di punti vista, di prospettive; aprendosi al ventaglio di una prospettiva più vasta, eterogenea ed erratica – talora eretica ed eterodossa. Un felice intreccio di voci che ha dato vita, in quest’ultimo decennio – nella specola di un angolo di provincia d’Europa - ad una delle esperienze più esaltanti maturate nella letteratura dell’età nostra.

Salvo Sequenzia

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lunedì 11 ottobre 2010

Mestieri scomparsi - Mariarosa Malesani


galleriaRoma
palazzo Rizza
via Maestranza 110 Siracusa

Giovedì 14 ottobre alle ore 18,30 la professoressa Mariarosa Malesani parlerà dei mestieri scomparsi nel corso della serata saranno proiettati foto e filmati d'epoca

La memoria è la nostra cultura ed è l’ordinata raccolta dei nostri pensieri ed è pure l’ordinata raccolta dei pensieri degli altri uomini, di tutti gli uomini che ci hanno preceduto.
Mentre nella seconda metà dell’800 l’industrializzazione andava di pari passo con i vecchi arnesi manuali e con l’oggettistica quotidiana; macchine e manualità coabitarono per lungo tempo e la modernità maturava lentamente. Negli anni ’50 l’evoluzione industriale fu repentina e portò le devastanti lusinghe di una occupazione senza fatica e poco sudore. Fu un avvento improvviso che colpì masse di contadini e pastori, artigiani e manifatturieri, spazzati via al punto che non ci fu coabitazione tra antico e moderno: pian piano sparirono i lavannari, i carritteri, i vanniaturi, i seggiari, i craunari, i molinari, i gazzusari, i cantineri, i bottari, gli strilloni ……..
E io credo che dovremmo invece risvegliare nei siracusani la voglia di appropriarsi del loro passato perché sembrano dimentichi della loro cultura popolare cosicché hanno spezzato il cordone ombelicale con la storia popolare della propria gente che, invece, è rimasta, nei secoli e sotto tutte le dominazioni, il filo di Arianna che ha permesso alla città di mantenere fieramente la propria identità che la caratterizza. Senza abbandonarci ad uno sterile “amarcord” credo che una certa nostalgia per la Siracusa di una volta, ricca di figure che rendevano le strade e i vicoli così pieni di fascino e poesia, sia auspicabile . Accanto alle merci che vendevano, ai servizi che prestavano, alla loro abilità nel riparare donavano saggezza, consigli….

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sabato 2 ottobre 2010

CONVERSAZIONE D'ARTE E FILOSOFIA


Giovedì 7 ottobre alle ore 18,30 nei locali di galleriaRoma in via Maestranza 110 Siracusa CONVERSAZIONE D'ARTE E FILOSOFIA a cura del prof. Guglielmo Montuori

"SPELLBOUND" (IO TI SALVERO') di A. HITCHCOCK E LA TEORIA DELL'INCONSCIO DI S. FREUD

Nel 1895 nascono, contemporaneamente, il cinema e la psicoanalisi.
La coincidenza è significativa, anche perché cinema e psicoanalisi rappresentano due dei più riusciti tentativi dell'esplorazione dell'inconscio mai escogitati dall'uomo.
Da teoria terapeutica, la psicoanalisi è divenuta, nella cultura contemporanea, una metodologia d'interpretazione delle varie sfere dell'attività umana e quindi anche delle varie
manifestazioni ed espressioni artistiche.
A. Hitchcock è stato il più famoso divulgatore cinematografico del pensiero di S. Freud e ha espresso in maniera impareggiabile il rapporto del cinema con la psicologia del profondo.
Esempio unico della dimensione "artistica" hitchcockiana è dato in "Spellbound" dalle sequenze oniriche, per le quali il celebre regista fece ricorso alla collaborazione del pittore surrealista Salvador Dalì.
(Prof. Guglielmo Montuori)

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lunedì 27 settembre 2010

Forza d'ali - di Giusi Contraffatto




Sabato 30 settembre alle ore 18,30 nei locali della Galleria Roma di via Maestranza 110 Ebe Russo presenta la raccolta di poesie "Forza d'ali" di Giusi Contraffatto.
Interverranno Giusi Giuffrida dell'ANVOLT , Vitale Verri e Ina Nicosia.

Buffet con degustazione vini siciliani

Attraverso le sue poesie, Giusi Contraffatto esprime i sentimenti più intimi del suo animo,le sue intuizioni del reale,una forza comunicativa capace di coinvolgere sul piano delle emozioni e delle riflessioni anche il lettore più frettoloso. L'intensità poetica si sprigiona sin dai primi versi e ci porta, come fa lei, a guardare lontano, alla ricerca di un sogno più sereno e attraente, ma fuggevole come un palpito d'ali.

Ebe Russo

Giusi Contrafatto

imprenditrice in Sicilia gestisce un'azienda di famiglia fondata dal nonno Giacomo nel 1930, nasce a Caltagirone il 25 giugno 1960; censita il 29 giugno 1960 poiché incerta era la sua sopravvivenza. Tenace nel non lasciare questa vita lo è anche nel percorrerla, forte di carattere, decisa, fiera un miscuglio che fa di lei purezza infinita. Nasconde una sensibilità d'animo profonda, un patrimonio emozionale troppo vasto per essere rinnegato e misconosciuto, dare voce al suo "io più profondo" è un privilegio che dà ricchezza a chi da lei imparerà la strada della risalita. Giusi è energia in tutto ciò che è creativo, grande sognatrice, ama l'arte e la poesia come più alta espressione dei sentimenti e della natura che vivono in simbiosi. Segnata da esperienze molto profonde e significative, compone i suoi versi non perdendo mai di vista l'esempio più vero che attribuisce alla vita "perfetta e imperfetta" ma dotata di quell'armonia che ha sempre condotto "l'essere al vivere". A difesa dei sentimenti più puri, essenziali, alcune poesie raccontano di menti segnate e ferme ad antiche radici, dove le verità e ogni forma di sentimento sono adeguate a valori bendati, sordi e muti, ma dove le chiuse si affidano quasi sempre a speranze di luce e amore emarginando la condizione dell'ignoranza. L'amore, la lealtà dei sentimenti, i ricordi delle emozioni, sono esaltate da forze cicliche esistenziali come le stagioni, la luna, il sole.
Giusi è ferma nei suoi principi, nelle sue convinzioni, ferma e forte come le radici di un albero secolare piantato su una terra aspra, eppure vive di sogni e speranze che danzano nel cuore.
Un vulcano di creatività e passionalità sempre pronto ad eruttare, un animo poetico ricco di emozioni profonde, significative, incancellabili. Vi sono menti che sono destinate e condannate dal fato a perpetuare gli stessi principi e gli stessi ideali per tutta la vita, nulla scalfirà mai le loro scelte e i loro buoni propositi, impariamo da questi esempi di coraggio a cambiare la cultura aberrante che sovrasta gli infiniti silenzi che ci accompagnano. Diamo alla speranza il suono dolce di una nenia e al futuro i colori di un arcobaleno che si immergeranno in un rosa antico fatto di "Donna"quella Donna con la D maiuscola, che non perderà mai la sua identità di essere stata madre: "coraggio ed esempio" per i "figli mai partoriti. Sonia Demurtas nota le sue doti poetiche e decide di inserirla nella raccolta di liriche " VOCI DI CONCHIGLIA 2" e successivamente in "COLLANA DI PERLE".

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mercoledì 22 settembre 2010

LUCIO PICCOLO


Per i giovedì della galleria, giorno 23 settembre alle ore 18,30 nei locali di galleriaRoma via Maestranza 110, Salvo Sequenzia parlerà di:


SI DICE CHE IL SILENZIO ERA FUGGITO
Storia di Lucio Piccolo barone di Calanovella, poeta e mago


Riverberi d’echi, frantumi, memorie insaziate,
riflusso di vita svanita che trabocca
dall’urna del Tempo, la nemica clessidra che spezza,
è bocca d’aria che cerca bacio, ira,
è mano di vento che vuole carezza

Lucio Piccolo, La notte

«Siamo qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si distaccano; entra l’invisibile; vaporano i fantasmi; […]. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore….tutto l’infinito che è negli uomini lei lo troverà dentro e intorno a questa isola». E’ per bocca del mago-poeta Cotrone, signore della Villa della Scalogna ne I Giganti della montagna di Pirandello, che facciamo ingresso nel mondo incantato e favoloso della poesia di Lucio Piccolo, un «mobile universo di folate» che rappresenta una delle più straordinarie vicende letterarie del Novecento.
Tale vicenda letteraria comincia nel 1954, quando il poeta invia ad Eugenio Montale le 9 Liriche stampate nello stabilimento tipografico «Progresso» di Sant’Agata di Militello. Entusiasta di quelle poesie, Montale presenterà lo stesso anno la silloge ed il suo autore ad un convegno di poeti a San Pellegrino. Da allora la vicenda letteraria del poeta dei Canti barocchi si mescola alla sua leggenda.
Lucio Piccolo di Calanovella nasce a Palermo nel 1903 da Giuseppe e Teresa Tasca Filangieri, appartenente ad una delle più antiche e nobili famiglie dell’isola, imparentata con I Lanza, I Notarbartolo di Villarosa ed i Moncada. L’autore de Il Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, era suo cugino. Il poeta ebbe residenza stabile a Palermo sino alla morte del padre, quando si trasferì a Vina di Capo d’Orlando, nella villa che divenne ben presto cenacolo di poeti, letterati, musicisti, maghi e scienziati. La sorella Agata era cultrice di botanica; il fratello Casimiro, studioso di parapsicologia, fotografo e pittore.
Lucio Piccolo fu studioso di filosofia, di scienze matematiche, astronomia, esoterismo; musicologo e compositore, conoscitore del greco antico, dell’ebraico e dell’arabo. Leggeva poeti e filosofi nei testi originali in tedesco, inglese, francese e spagnolo.
Piccolo ebbe una cultura di vastità e profondità enciclopedica e, pur muovendosi raramente dal suo eremo di Capo d’Orlando, fu a contatto con i maggiori poeti e letterati del suo tempo. Con il poeta Yeats ebbe una fitta corrispondenza sulla natura delle fate, che il fratello Casimiro dipingeva e fotografava nei giardini della Villa.
Cultura, memoria, magia, suggestioni ancestrali e sapienza orfica nutrono i versi di Lucio Piccolo; la sua poesia rivela la sua appartenenza a quel «sesto continente del pianeta piccolo e clandestino» che è la Sicilia, terra di miti brividata da ansie esistenziali e da urgenze speculative, popolata di fantasmi, nutrita di visioni e di attese. Poesia di incantamenti senza tempo, che fanno di questo poeta un “cantore”, più che un poeta nel senso della greca poesis. Non per nulla egli perseguì lungo tutto l’arco della vita l’ideale di una sapienza arcaica fondata sulla celebrazione della polarità che è, innanzitutto, “musica”. La sua perfetta conoscenza del greco antico e dell’aramaico, l’anelito costante alla scienza del numero pitagorica, lo studio del mondo delle ombre e dei suoi abitatori – fate, folletti, gnomi e creature fatue della notte – attestano una frequentazione costante, assidua, quasi sacerdotale, del poeta con una dimensione ed una realtà autre. Il suo essere trasognato, con lo sguardo sperduto verso orizzonti remoti e senza tempo, denota una immaginazione creatrice in cui la poesis seppe farsi profonda contemplazione, conoscenza visionaria, al modo degli iniziati di Eleusi.
Da questa sconfinata e traboccante immaginazione creatrice scaturisce una produzione letteraria originale e complessa, segnata da un linguaggio simbolico ed esoterico, da un perspicuo carattere orfico. Le raccolte Canti barocchi (1956) e Gioco a nascondere (1967) partecipano di tale dimensione visionaria, fragile, iniziatica e crepuscolare: «Sogno piani convessi/luminosi quadrangoli circolari/e l’infinito/chiuso in un anello».
La raccolta Plumelia (1967) e La seta (1984) rappresentano l’esito perfetto, la maturazione piena e consapevole della poesia di Piccolo, sia sul piano formale che su quello contenutistico. Come nei Canti barocchi e in Gioco a nascondere in Plumelia ritornano ricordi e impressioni dell’infanzia palermitana, immagini e visioni di luoghi e di paesaggi che trascendono il mero dato biografico e topografico per consegnarsi a una trama di richiami esoterici, mnestici, evocativi.
E’ la memoria il fondamento di questa poesia. Di quella Memoria che è Mnemosyne, madre delle Muse, che concede al poeta le immagini per una profonda riflessione sull’essere, sull’eterno, sulla fugacità, la morte, il male ed il tempo; la perennità della natura, la magia dell’universo, l’ansia del ritorno alle origini.
Ne La seta la raffinata mescolanza di toni di un fluido canto, in cui si depositano le scene di una natura che abbonda, si trasforma e svampa, costituisce la la dimensione stilistico-tematica precipua. Vibra un moto di pena esistenziale in questa poesia, assorbita dalla istanza della memoria, dalla intuizione di vertiginose ed ignote presenze cosmiche, che abitano e fecondano una natura meravigliosa e affannata, che il poeta coglie con preziose e abbaglianti cifrature barocche.
Lucio Piccolo si rivela poeta assorto, librato un una robusta direttrice di pensiero, nutrito di storia e di memorie, frequentatore di creature disincarnate, custode di segreti e di ombre, cifra intensa di un sostegno a un respiro poetico autenticamente governato dal senso della labilità dell’esistere, dal fuggire di ogni condizione della storia, mentre in un sospeso stato di attonita attesa, di meraviglia e scoperta, si levano i miti eterni dell’infanzia del mondo, stagione planetaria ora ritagliata a barlumi, oscura e raggiante, ora incedente nel Bosco sacro dell’universo, palpitante di vita, gremito di creature portatrici di nostalgie ancestrali, gravido di incantagioni e di umori, dove «sale la delizia del sangue dà fili/di porpora a le foglie, batte/nei petali e la corolla/s’apre al verace respiro;/ma si ferisce la mano/che la coglie e gioia e dolore/chiude l’istesso cerchio» (Il raggio verde e altre poesie inedite, Terza Esperide).

Cotrone: -Respiriamo aria favolosa. Gli angeli possono come niente calare in mezzo a noi; e tutte le cose che ci nascono dentro sono per noi stessi uno stupore. Udiamo voci, risa; vediamo sorgere incanti figurati da ogni gomito d’ombra, creati dai colori che ci restano scomposti negli occhi abbacinati dal troppo sole della nostra isola.
LUIGI PIRANDELLO, I Giganti della montagna

Salvo Sequenzia

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martedì 21 settembre 2010

domenica 19 settembre 2010

Lucio Piccolo


Per i giovedì della galleria, giorno 23 settembre alle ore 18,30 nei locali di galleriaRoma via Maestranza 110, Salvo Sequenzia parlerà di:


SI DICE CHE IL SILENZIO ERA FUGGITO
Storia di Lucio Piccolo barone di Calanovella, poeta e mago


Riverberi d’echi, frantumi, memorie insaziate,
riflusso di vita svanita che trabocca
dall’urna del Tempo, la nemica clessidra che spezza,
è bocca d’aria che cerca bacio, ira,
è mano di vento che vuole carezza

Lucio Piccolo, La notte

«Siamo qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si distaccano; entra l’invisibile; vaporano i fantasmi; […]. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore….tutto l’infinito che è negli uomini lei lo troverà dentro e intorno a questa isola». E’ per bocca del mago-poeta Cotrone, signore della Villa della Scalogna ne I Giganti della montagna di Pirandello, che facciamo ingresso nel mondo incantato e favoloso della poesia di Lucio Piccolo, un «mobile universo di folate» che rappresenta una delle più straordinarie vicende letterarie del Novecento.
Tale vicenda letteraria comincia nel 1954, quando il poeta invia ad Eugenio Montale le 9 Liriche stampate nello stabilimento tipografico «Progresso» di Sant’Agata di Militello. Entusiasta di quelle poesie, Montale presenterà lo stesso anno la silloge ed il suo autore ad un convegno di poeti a San Pellegrino. Da allora la vicenda letteraria del poeta dei Canti barocchi si mescola alla sua leggenda.
Lucio Piccolo di Calanovella nasce a Palermo nel 1903 da Giuseppe e Teresa Tasca Filangieri, appartenente ad una delle più antiche e nobili famiglie dell’isola, imparentata con I Lanza, I Notarbartolo di Villarosa ed i Moncada. L’autore de Il Gattopardo, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, era suo cugino. Il poeta ebbe residenza stabile a Palermo sino alla morte del padre, quando si trasferì a Vina di Capo d’Orlando, nella villa che divenne ben presto cenacolo di poeti, letterati, musicisti, maghi e scienziati. La sorella Agata era cultrice di botanica; il fratello Casimiro, studioso di parapsicologia, fotografo e pittore.
Lucio Piccolo fu studioso di filosofia, di scienze matematiche, astronomia, esoterismo; musicologo e compositore, conoscitore del greco antico, dell’ebraico e dell’arabo. Leggeva poeti e filosofi nei testi originali in tedesco, inglese, francese e spagnolo.
Piccolo ebbe una cultura di vastità e profondità enciclopedica e, pur muovendosi raramente dal suo eremo di Capo d’Orlando, fu a contatto con i maggiori poeti e letterati del suo tempo. Con il poeta Yeats ebbe una fitta corrispondenza sulla natura delle fate, che il fratello Casimiro dipingeva e fotografava nei giardini della Villa.
Cultura, memoria, magia, suggestioni ancestrali e sapienza orfica nutrono i versi di Lucio Piccolo; la sua poesia rivela la sua appartenenza a quel «sesto continente del pianeta piccolo e clandestino» che è la Sicilia, terra di miti brividata da ansie esistenziali e da urgenze speculative, popolata di fantasmi, nutrita di visioni e di attese. Poesia di incantamenti senza tempo, che fanno di questo poeta un “cantore”, più che un poeta nel senso della greca poesis. Non per nulla egli perseguì lungo tutto l’arco della vita l’ideale di una sapienza arcaica fondata sulla celebrazione della polarità che è, innanzitutto, “musica”. La sua perfetta conoscenza del greco antico e dell’aramaico, l’anelito costante alla scienza del numero pitagorica, lo studio del mondo delle ombre e dei suoi abitatori – fate, folletti, gnomi e creature fatue della notte – attestano una frequentazione costante, assidua, quasi sacerdotale, del poeta con una dimensione ed una realtà autre. Il suo essere trasognato, con lo sguardo sperduto verso orizzonti remoti e senza tempo, denota una immaginazione creatrice in cui la poesis seppe farsi profonda contemplazione, conoscenza visionaria, al modo degli iniziati di Eleusi.
Da questa sconfinata e traboccante immaginazione creatrice scaturisce una produzione letteraria originale e complessa, segnata da un linguaggio simbolico ed esoterico, da un perspicuo carattere orfico. Le raccolte Canti barocchi (1956) e Gioco a nascondere (1967) partecipano di tale dimensione visionaria, fragile, iniziatica e crepuscolare: «Sogno piani convessi/luminosi quadrangoli circolari/e l’infinito/chiuso in un anello».
La raccolta Plumelia (1967) e La seta (1984) rappresentano l’esito perfetto, la maturazione piena e consapevole della poesia di Piccolo, sia sul piano formale che su quello contenutistico. Come nei Canti barocchi e in Gioco a nascondere in Plumelia ritornano ricordi e impressioni dell’infanzia palermitana, immagini e visioni di luoghi e di paesaggi che trascendono il mero dato biografico e topografico per consegnarsi a una trama di richiami esoterici, mnestici, evocativi.
E’ la memoria il fondamento di questa poesia. Di quella Memoria che è Mnemosyne, madre delle Muse, che concede al poeta le immagini per una profonda riflessione sull’essere, sull’eterno, sulla fugacità, la morte, il male ed il tempo; la perennità della natura, la magia dell’universo, l’ansia del ritorno alle origini.
Ne La seta la raffinata mescolanza di toni di un fluido canto, in cui si depositano le scene di una natura che abbonda, si trasforma e svampa, costituisce la la dimensione stilistico-tematica precipua. Vibra un moto di pena esistenziale in questa poesia, assorbita dalla istanza della memoria, dalla intuizione di vertiginose ed ignote presenze cosmiche, che abitano e fecondano una natura meravigliosa e affannata, che il poeta coglie con preziose e abbaglianti cifrature barocche.
Lucio Piccolo si rivela poeta assorto, librato un una robusta direttrice di pensiero, nutrito di storia e di memorie, frequentatore di creature disincarnate, custode di segreti e di ombre, cifra intensa di un sostegno a un respiro poetico autenticamente governato dal senso della labilità dell’esistere, dal fuggire di ogni condizione della storia, mentre in un sospeso stato di attonita attesa, di meraviglia e scoperta, si levano i miti eterni dell’infanzia del mondo, stagione planetaria ora ritagliata a barlumi, oscura e raggiante, ora incedente nel Bosco sacro dell’universo, palpitante di vita, gremito di creature portatrici di nostalgie ancestrali, gravido di incantagioni e di umori, dove «sale la delizia del sangue dà fili/di porpora a le foglie, batte/nei petali e la corolla/s’apre al verace respiro;/ma si ferisce la mano/che la coglie e gioia e dolore/chiude l’istesso cerchio» (Il raggio verde e altre poesie inedite, Terza Esperide).

Cotrone: -Respiriamo aria favolosa. Gli angeli possono come niente calare in mezzo a noi; e tutte le cose che ci nascono dentro sono per noi stessi uno stupore. Udiamo voci, risa; vediamo sorgere incanti figurati da ogni gomito d’ombra, creati dai colori che ci restano scomposti negli occhi abbacinati dal troppo sole della nostra isola.
LUIGI PIRANDELLO, I Giganti della montagna


Salvo Sequenzia

Organizzazione e Direzione: Corrado Brancato

Addetto Stampa: Amedeo Nicotra

Ingresso Libero


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cell.338/3646560
corradobrancato@hotmail.com

lunedì 13 settembre 2010

Odore di Voglia Antica

Galleria Roma
via Maestranza 110 Siracusa
giovedì 16 settembre ore 18,30

ODORE DI VOGLIA ANTICA

Poesie di Francisca Saint Claire, presentate da Francesco D’Isa

Eros si erge immaturo e fanciullesco come Giasone già sul vello, dentro, attorno, fuori e la sua ricerca è già essere: essere nel divenire è muoversi esplicito fra “cosce traboccanti d’ingordigia”. Rose è d’eros “virtuosismo speculare” che lasci incedere la quinaria compresenza dei sensi in questa liricità così plurisensuale e d’incedere in incedere approdare al grido sussurrato “orgasmo multiplo investe la vulva abissale”, che si immagina avvenire proprio nell’istante eterno in cui l’orgasmo multiplo investa la sua vulva abissale: così lei, mentre lui è forse sempre lei che incede a sua volta “come la saliva di Ofelia sulle pudende di Pan”, e ancora lei elogia tale “morbida, audace venatura su muscolo teso, bagnato” (da lei), elogia “odore di sesso virile” (con lei), elogia “la furente sciabola dentro la carne erbosa” (di lei) e possiede “un ritmo folle”, “un vigore tremulo” e “la cadenza di una sbavatura ardente”. Così questa poesia pudica abusa d’impudicizia come l’eterno fanciullo Giasone gode di presocratica esenzione dalla conoscenza, concedendosi col solo ausilio dei sensi, amletico, nemmeno presagendo l’aristotelica intelligenza, la distinzione sessuale, la non-nudità: forse non-nato egli gode della non presunzione della nascita e guarda (ascolta, annusa, tocca, gusta) lei che urla di dolore (“Amleto amami”), di piacere (“nuda professo la vita”), di scetticismo consenziente (“Ti amai come tramonto di gustosa beltà sfiorita”) o dissenziente “calpesta con esasperato esotismo l’etica ambigua del detto in simbiosi” e Dispensatrice “è lei che la notte solca l’asfalto petalo d’incompresa lascivia” e compensatrice è la sensualità “del glande diviso” (“trasumananza sessuata nelle strade del mondo” che “sanguina”). Torna il verso “Mondo” per dirci forse purifico? Torna il verso “Umanità! Cadenza monotona, Plutarco arreso!” per darci forse “delle notti il vampiro del tuo stesso cuore”, poetessa, e dirci forse, ancora, purifico? Torna e ritorna il verso “Francisca Saint Claire”: che “mansueta sogni l’arrivo di Giasone…”? “Suona donna, suona ancora le ampiezze velate d’impeto greve”, venate di parnassiana voracità, “e sii muta nel bacio odoroso che gioiosa darai all’amante sinuoso”, mentre io, sterile postillatore, cerco l’eccesso esangue di Giasone, lo scettro pestifero di Pericle, la remota discendenza di Pan, la blasfema alterità di Amleto, la cortigiana scortesia di Baudelaire e presagisco una nuova voluttà e l’asprezza che dia “odore di voglia antica”, asperrima più che mai, come sui solchi bagnati di “sesso-sentiero esplosivo sensuale slegato oltremodo” e sudore-sesso umido doloroso odoroso represso esploso, mentre inattese, “di erotismo bruciato” intese, “ciglia nere come spighe scuotono i nidi canuti del viandante in essere”, cioè il sudore è il divenire del sesso, il sesso l’essere del sudore, l’anima e l’amore la cornice interna, intima platonica astratta esclusione, il sesso non sudato post mortem?

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lunedì 6 settembre 2010

ASTRONOMIA



ASTRONOMIA

Il linguaggio dell’astronomia
Il linguaggio e la conoscenza della realtà percorrono lo stesso cammino.
Senza la profonda conoscenza del linguaggio con cui si esprime l’uomo nel suo divenire, sarebbe impossibile esplorare e conoscere l’animo umano, e profondo errore sarebbe il credere che tale conoscenza sia legata al solo linguaggio artistico - letterario.
L’osservazione del cielo notturno è sicuramente una delle più antiche della storia e il linguaggio ad essa collegato percorre una strada parallela all’evoluzione umana.

Qual è il linguaggio che ci permette di comprendere l’osservazione del cielo?
Quali emozioni ci suscita un’osservazione consapevole che si è evoluta dall’individuazione delle simmetrie delle costellazioni, alla visione della realtà del “passato” fino alla nascita del “TUTTO”?
Riusciamo ad utilizzare gli strumenti astronomici più potenti in nostro possesso, il cervello e gli occhi ?
Siamo soli nell’universo?

Su queste, come su altre domande, si discuterà presso la galleria Roma il 9 settembre 2010, sicuri di non avere risposte definitive ma consapevoli di lavorare per costruire un linguaggio minimo di comprensione comune sui grandi problemi dell’uomo moderno.

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domenica 29 agosto 2010

giovedì 26 agosto 2010

Una Medea Sicula



Sabato 17 settembre alle ore 18,30 nei locali di galleriaRoma in via Maestranza 110, vernissage della mostra personale di Stefania Scalogna " UNA MEDEA SICULA"

Medea è una storia attuale.
E’ una figura complessa che dà la possibilità di riflettere su differenti contesti culturali. E’ straniera in terra greca, non conosce le regole di convivenza dei greci, non ha una casa, non ha una famiglia se non i suoi figli, ma è anche barbara, ragiona con passionalità e non ha lo stesso metro di giudizio dei greci.
Il pretesto è quello di voler raccontare il territorio siculo, ed in particolare la città di Siracusa, sfruttando, per la progettazione di costumi teatrali, elementi tipici siculi: il papiro e la pietra lavica.
Il costume teatrale è ciò che più, insieme alla scenografia, fa immergere lo spettatore nella vicenda: identifica i personaggi, li metti in relazione tra loro e con il tempo.
Ed è così che ogni materiale è associato ad un periodo della vita della nostra protagonista: lo splendore, la purezza e la lucentezza per il papiro; la diversità e la disperazione per il metallo e la pietra lavica.
L’esposizione è un viaggio nell’anima del personaggio, le quali emozioni sono esaltate attraverso l’abbigliamento.

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Una Medea Sicula



Sabato 17 settembre alle ore 18,30 nei locali di galleriaRoma in via Maestranza 110, vernissage della mostra personale di Stefania Scalogna " UNA MEDEA SICULA"

Medea è una storia attuale.
E’ una figura complessa che dà la possibilità di riflettere su differenti contesti culturali. E’ straniera in terra greca, non conosce le regole di convivenza dei greci, non ha una casa, non ha una famiglia se non i suoi figli, ma è anche barbara, ragiona con passionalità e non ha lo stesso metro di giudizio dei greci.
Il pretesto è quello di voler raccontare il territorio siculo, ed in particolare la città di Siracusa, sfruttando, per la progettazione di costumi teatrali, elementi tipici siculi: il papiro e la pietra lavica.
Il costume teatrale è ciò che più, insieme alla scenografia, fa immergere lo spettatore nella vicenda: identifica i personaggi, li metti in relazione tra loro e con il tempo.
Ed è così che ogni materiale è associato ad un periodo della vita della nostra protagonista: lo splendore, la purezza e la lucentezza per il papiro; la diversità e la disperazione per il metallo e la pietra lavica.
L’esposizione è un viaggio nell’anima del personaggio, le quali emozioni sono esaltate attraverso l’abbigliamento.

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giovedì 24 giugno 2010

EXTRAORDINAIRE



EXTRAORDINAIRE
di Ramzi Harrabi

Sabato 26 giugno alle ore 18,30 vernissage della mostra personale di pittura di Ramzi Harrabi "EXTRAORDINAIRE"
seguirà una performance musicale con materiali riciclati , musica sperimentale.
Martedi 29 giugno alle ore 19,00
recital di poesia
Ramzi Harrabi (voce narrante) , Abdel Kebir (liuto)

Venerdì 2 luglio alle ore 19,00
LA comunicazione Interculturale nell' arte,
conversazione con Ramzi Harrabi

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domenica 13 giugno 2010

ELEFANTI NANI E GHIRI GIGANTI


Per i giovedì della galleria giorno 17 giugno alle ore 18,30 nei locali di galleriaRoma di via Maestranza 110 Siracusa, il dott. Delio Mica parlerà di: ELEFANTI NANI E GHIRI GIGANTI


Qualche centinaio di migliaia di anni fa la geografia della Sicilia sudorientale era diversa dall’attuale. Ancora non si erano insediate popolazioni umane e il territorio era ricco di una fauna che attualmente noi osserviamo in ambienti africani. Nella conversazione si parlerà principalmente di due siti, entrambi vicini alla città,dove sono stati scoperti, a distanza di più di 30 anni l’uno dall’altro, giacimenti fossiliferi principalmente a mammiferi ma anche con la presenza di resti di rettili, anfibi e uccelli che hanno confermato le peculiarità evolutive della fauna del territorio siracusano.
Nella grotta di Spinagallo, soprattutto, sono stati ritrovati per la prima volta gli scheletri interi degli elefanti nani di cui in Sicilia da sempre si avevano notizie vaghe e ritrovamenti frammentari che avevano generato, nel corso dei secoli, miti e leggende sulla presenza di mostri giganteschi. L’ulteriore e più recente scoperta del sito di contrada Fusco ha confermato la persistenza di una fauna a grandi mammiferi presenti sul territorio nei vari periodi glaciali e interglaciali che si sono succeduti durante l’era quaternaria.

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lunedì 7 giugno 2010

DELL'ERRANZA


DELL’ERRANZA.
IL TOPOS DEL VIAGGIO NELL’IMMAGINARIO LETTERARIO EUROPEO

di Salvo Sequenzia

«Il viaggio finisce qui:/ nelle cure meschine che dividono/ l’anima che non sa più dare un grido» (Eugenio Montale, Casa sul mare).
La dimensione del viaggio può essere assunta come cifra dell'esperienza esistenziale di ogni persona, in relazione con gli altri.
Queste note a margine, lungi dal pretendere d'esaurire, o soltanto approssimare, la scorta critica sul tema dell’erranza e del viaggio nella cultura occidentale, tendono esclusivamente ad annunciarne gli ambiti, nella consapevolezza di mancare ad ogni possibile risposta esaustiva, come anche ad una definizione circostanziata dell'argomento.
Si cercherà soltanto di tratteggiare, almeno per grandi linee, i contorni della questione - i suoi margini, per dirla con Edmond Jabès - così come essi s'inscrivono all'interno di un certo ambito del pensiero filosofico contemporaneo contiguo alla teoria della letteratura. Inoltre, si tenterà di fornire alcuni elementi utili a predisporre un possibile discorso su alcune figure - la soglia, l’elemento equoreo, la dimora e il confine - che ci sembrano rivelative del percorso ermeneutico che intendiamo offrire prendendo spunto dalle opere di alcuni scrittori, poeti, filosofi e cineasti contemporanei e non.
Il tema dell’erranza è di particolare rilievo in un tempo – il nostro - caratterizzato da incertezza e inquietudine, a motivo delle varie forme di mobilità, di migrazioni, di transiti. Infatti, lo scenario della contemporaneità - assunta qui come una categoria di permanenza ed insistenza della domanda esistenziale, filosofica, ermeneutica, piuttosto che come una semplice e tranquillizzante epoca storica - pur rilevando, al pari di ogni tempo, i segni della propria crisi, sembra comunque caratterizzarsi per una sorta di fuga dal problema del senso.
Esplorando le diverse modalità di “essere-in-cammino”, di cui si mostrano inautenticità ed aspetti positivi, questa conversazione vuole delineare la significatività dell'erranza per esprimere la complessità del rapporto tra realtà ed elaborazione dell’immaginario simbolico e letterario legato al topos del viaggio, che in ogni cultura ha radici ancestrali.
Alla nostalgia di Ulisse, che descrive il periplo da Itaca ad Itaca, si affianca - e, forse, si contrappone - la speranza di Abramo che, con il suo semplice «eccomi» (inanì), lascia Ur dei Caldei per mai più ritornarvi. È dunque il taglio, la ferita, il varcare la soglia, lo strappo della sedimentazione, a costituire il senso del dimorare, del narrare, dell’essere.
Una metabasi, dunque, quella della letteratura, che trasla universi di senso da un approdo possibile ad un altro, salvandoli; dove il senso consiste, appunto, nella possibilità che, in ogni approdo, avvenga l’incontro con l’Altro. Incontro di morte e di vita.
In una prospettiva semiologica, il topos del viaggio esprime il senso dell'attraversamento e dell'esperienza vissuta, l'importanza della direzionalità assiologica e teleologica, il valore dell'errore, la tensione al cambiamento, qualificando l'erranza come ricerca di senso. Sicché si profila, in tutta la sua pregnanza, il ruolo dell’autore, guida partecipe nel cammino, mistagogo, che fa del viaggio metafora e dimensione autre, straniata e straniante.
In una cornice fenomenologico-esistenziale, si esaminano le forme ed i vissuti dell'homo viator e le tonalità emotive che scaturiscono dall'essere-per-la-via all’interno di significative esperienze narrative contemporanee (Joyce, Svevo, Vittorini, Calvino, Montale, Quasimodo, Moravia, Jabès, Derrida, Levinas, Jankélévitch, Zambrano, Herzog).
«Andiamo, morte, è tempo di salpare». Così Baudelaire ne Le voyage, poesia che conclude Les fleurs du mal, perché è l'ultima poesia dell'ultima sezione de Les fleurs du mal, il cui titolo è La mort. E, ancora, uno dei testi fondanti il topos del viaggio, il canto XXVI dell’Inferno di Dante: «Oh, frati, dissi, che per centomila perigli siete giunti all'Occidente, a questa tanto picciola vigilia dei nostri sensi, che del rimanente non vogliate negar l'esperienza di retro al sol del mondo sanza gente, Considerate la vostra semenza. Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza».
La dimensione del viaggio dimora, da sempre, nella parola.
Vi dimora come frattura ed allontanamento originario dal logos parmenideo – il logos che si fa dia-logos, dopo il “parricidio eleatico” compiuto da Platone. Vi dimora come sentimento di sradicamento e di nomadismo interiore. Vi dimora come attesa e messianesimo, come ineluttabilità e fato. Vi dimora come morte, spazio bianco, morta gora. Vi dimora come nostalgia e Wanderung.
Vi dimora, infine, come erranza. Che è cifra suprema che assume la libertà della letteratura da qualsiasi luogo, da qualsiasi tempo. Spaesamento, felicità, inabissamento, delirio, piacere. Speranza.
«e volta nostra poppa nel mattino, / de' remi facemmo ali al folle volo,… ».

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